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Quando la moglie è in vacanza

The Seven Year Itch

di Billy Wilder / USA 1955, 105′
con Marilyn Monroe, Tom Ewell, Evelyn Keyes, Sonny Tufts, Robert Strauss

Ariston Sunday Mornings: Marilyn 100
Versione originale sottotitolata in italiano
Ingresso unico ridotto 6,oo€

Promo ingresso proiezione + colazione [caffé + dolce] MUG – 10,oo€
acquistabile solo alle casse del cinema

A New York, durante un’estate torrida, il mite Richard Sherman spedisce moglie e figlio in vacanza per sfuggire all’afa. Rimasto solo, i suoi buoni propositi di fedeltà vacillano quando al piano di sopra si stabilisce una splendida e ingenua modella. Richard inizia a perdersi in esilaranti fantasie ad occhi aperti, combattuto tra il desiderio per la bionda vicina e il senso di colpa verso la famiglia. La pellicola, celebre per la scena dell’abito bianco sollevato dal vento della metropolitana, è una satira brillante sui desideri repressi dell’uomo medio americano degli anni ’50.

Truffaut sosteneva che si tratta del film più cattivo e scandaloso di Billy Wilder. Scandaloso perché le allusioni sessuali si sprecano, e cattivo perché il maschio fa una figura sordida, preso dalle sue passioni erotiche e intriso di vizio piccolo-borghese. Marilyn, materializzazione del sogno maschile, è comunque troppo bella, furba e brillante per lui. Un sogno che supera il sognatore.

«Una torrida notte dell’estate 1955, a New York. Moglie e figli al mare. Mentre gli scapoli pro tempore a Manhattan si limitano a sciamare in gruppo cacciando donne vere, il piccolo editor di cattiva letteratura Tom Ewell inventa solo per sé Marilyn Monroe, e ne nutre con cura l’immagine sontuosa, carezzevole e aliena. Un alluce infilato nel rubinetto della vasca, tra nuvole di schiuma e lampi di pelle nuda. Un plissé bianco sollevato dal vento della metropolitana (nei due takes montati da Wilder, meno generosa e voyeuristica di quanto risulti dalle foto di scena), capolavoro di Billy Travilla, costumista della Fox. Concretezza surreale, costruzione dell’archetipo: lei non ha nome, è solo ‘The Girl’.»
Paola Cristalli

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