Tullio Kezich. A proposito di me
千と千尋の神隠し
di Gioia Magrini / Italia, 2021, 60’
in collaborazione con Cinecittà Luce
con il patrocinio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI)
Promo Cinema in Festa + Cinema Revolution
Biglietti: ingresso unico 3,50 €
La proiezione di Martedì 16 giugno 2026 ore 18.30
presenza di Alessandra Levantesi Kezich
modera l’incontro Elisa Grando
Tullio Kezich, nato a Trieste nel 1928, è stato uomo di spettacolo a tutto tondo, una figura rinascimentale. Critico, autore per il teatro, sceneggiatore, scrittore, produttore cinematografico, uomo di set e di libri. Di curiosità onnivora, cosmopolita, favolosamente comunicativo, è stato un prisma, uno di quelli che da soli fanno un’enciclopedia del cinema.
Avvalendosi del materiale di archivio dell’Istituto Luce, e attraverso brani tratti da testi autobiografici e interviste di repertorio, il documentario di Gioia Magrini, scritto con Silvia d’Amico e Roberto Meddi, ripercorre a mo’ di una vera e propria “autobiografia”, la vita e la carriera di Tullio Kezich, ridando voce alla sua grande personalità culturale e artistica, e permettendoci di riscoprire la quantità multiforme di progetti che ha saputo realizzare.
Il documentario racconta attraverso la viva voce del protagonista, nonché testi autobiografici interpretati da Massimo De Francovich, preziosi filmati dell’Archivio Luce e materiali dell’archivio privato messi a disposizione da Alessandra Levantesi Kezich, la parabola di una vita, le sue passioni, i mille lavori (come ‘Mille film’ si intitolava un suo celebre volume), i sodalizi con alcuni dei protagonisti dello spettacolo del novecento.
Collaboratore e amico di Federico Fellini (su cui ha scritto una fondamentale monografia) sin dai tempi del set de “La dolce vita”, sodale di Ermanno Olmi (con cui produce un altro titolo epocale, “Il posto” e con cui scrive “La leggenda del santo bevitore”), vicino a Rosi sul set di “Salvatore Giuliano”, a Rossellini e a tanti altri grandi autori. Per il teatro uomo di scrittura per i due massimi protagonisti della regia italiana, Strehler e Squarzina (con drammaturgie memorabili come ‘Il fu Mattia Pascal’ e ‘Bouvard e Pecuchet’). Autore di volumi e profili necessari sul cinema italiano, sul western americano… E critico quotidiano (per ‘Panorama’, per ‘la Repubblica’ sin dalla fondazione del giornale, per il ‘Corriere della sera’), che in centinaia di recensioni ha descritto decenni di cinema, portando almeno due generazioni di spettatori a scoprire film (e spesso a verificare i suoi referti), influenzando con uno stile narrativo, affabulatorio, preciso e creativo, il gusto le scelte e le passioni di tanti cinefili. Cioè facendo, da spettatore e da irresistibile appassionato, cinema.
Il documentario è stato presentato in anteprima al Trieste Film Festival.
«Ho avuto la fortuna di incontrare Tullio Kezich negli ultimi anni della sua vita grazie a Silvia d’Amico, amica di lunga data e produttrice cinematografica con cui ho collaborato per molto tempo.
Dopo dieci anni dalla scomparsa di Tullio, avvenuta nel 2009, insieme a Silvia e a Roberto Meddi nacque l’idea di dedicargli un omaggio che ricordasse la ricchezza del suo percorso creativo e intellettuale.
Fin dall’inizio, volevamo evitare la struttura tradizionale del documentario costruito con testimonianze di amici e collaboratori, desideravamo che fosse Tullio stesso a raccontarsi, attraverso interviste di repertorio e brani tratti da suoi testi autobiografici. Un ritratto in prima persona, come una vera e propria autobiografia, per dare voce alla sua poliedrica personalità culturale e artistica e riscoprire i tanti progetti che aveva saputo realizzare come critico cinematografico, sceneggiatore, produttore, scrittore e drammaturgo.
Fondamentale è stato il contributo di Alessandra Levantesi Kezich, che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa mettendo a disposizione il proprio archivio privato. Il materiale raccolto, insieme al repertorio dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce, ci ha permesso di far raccontare dalla voce stessa di Tullio episodi della sua vita e della sua carriera: dall’infanzia nella sua Trieste agli incontri e alle collaborazioni con i grandi del cinema e del teatro italiano. Un mondo che Kezich ha attraversato con intelligenza, curiosità e quell’ironia lieve e raffinata che l’ha sempre contraddistinto.»
Gioia Magrini