Kokuho - Il Maestro di Kabuki
The Testament of Ann Lee
di Lee Sang-il / Giappone 2025, 174′
con Yoshizawa Ryō, Yokohama Ryusei, Kurokawa Soya, Koshiyama Keitatsu, Takahata Mitsuki
Journey to the East
Prima visione
Versione originale giapponese sottotitolata in italiano
Ingressi: Intero 8,oo€ | Ridotto 6,oo€
Nagasaki, 1964 – Il giovane Kikuo, figlio di un boss della yakuza, si fa notare durante un banchetto a Nagasaki esibendosi in un ruolo kabuki femminile. Tra gli ospiti lo nota l’attore kabuki Hanjiro Hanai, che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne. Dopo la morte del padre di Kikuo, Hanjiro accoglie il ragazzo con sé e si trasferisce con lui a Osaka. Lì, Kikuo cresce insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke. Nonostante le loro diverse origini, i due stringono una forte amicizia, mentre vengono formati insieme sotto la guida di Hanjiro. Solo uno di loro, però, diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca…
«Circa 15 anni fa, mi è venuta l’idea di realizzare un film sugli onnagata [attori maschi che interpretano personaggi femminili] nelle rappresentazioni kabuki. Ho fatto molte ricerche e mi sono addentrato in questo mondo. Ripensandoci oggi, forse KOKUHO è nato proprio da quella prima intuizione. Inizialmente, avevo intenzione di scrivere una storia ispirata a un attore realmente esistito, ma non sapevo bene come procedere. All’epoca, il progetto era troppo ambizioso per me.
In seguito, ho avuto l’opportunità di parlare con lo scrittore Yoshida Shūichi, autore del romanzo VILLAIN, da cui avevo tratto un film. Gli raccontai della mia idea di realizzare un film sul kabuki e mi sembrò che la cosa lo incuriosisse. Qualche anno dopo, ho saputo che il suo nuovo romanzo sarebbe stato pubblicato a puntate su un quotidiano e che il tema sarebbe stato proprio il kabuki, cosa che ha subito suscitato il mio interesse. Senza alcun obiettivo preciso in mente, ero ansioso di sapere come Yoshida avrebbe descritto il mondo del kabuki e quale storia avrebbe scelto di raccontare. Non pensai subito di adattare il suo romanzo, KOKUHO, anche perché il mio precedente tentativo non aveva funzionato come speravo. Con il tempo, però, l’entusiasmo attorno all’idea di trasformare quel libro in un film è cresciuto sempre di più, finché il progetto non ha iniziato a prendere forma.
All’inizio mi sono mosso con cautela, ma su una cosa non avevo dubbi: il progetto sarebbe potuto andare avanti solo se fossimo riusciti a trovare un attore in grado di interpretare il protagonista, Kikuo, dato che l’intero film si sarebbe retto sulle sue spalle. Ho poi avuto la fortuna di incontrare l’attore Yoshizawa Ryō. Senza esagerare, se non fosse stato per Yoshizawa il tutto sarebbe finito lì. Il progetto è andato avanti perché avevamo lui: Yoshizawa Ryō è il film. Kikuo sarebbe stato il fulcro della storia. Tuttavia, limitarmi semplicemente a selezionare dal romanzo gli episodi che lo riguardavano avrebbe rischiato di trasformare il film in un mero elenco di eventi della vita di questo personaggio. Ho deciso invece di concentrarmi sul suo percorso fatto di alti e bassi, sulla direzione che la sua esistenza ha preso e su ciò che il destino gli ha riservato. Sarebbe stato questo a dare forma al film. Figlio di un boss della malavita, la vita di Kikuo è segnata dalle benedizioni e maledizioni legate alla sua famiglia, che lo accompagnano nel suo cammino nel mondo del kabuki. Questa sarebbe stata la trama portante, ma ciò che per me era ancora più essenziale raccontare era il legame profondo tra Kikuo e Shunsuke. I due sono come yin e yang e, allo stesso tempo, quando salgono sul palcoscenico le loro anime sembrano fondersi. Con questo in mente, durante lo sviluppo della sceneggiatura, ho estratto con cura scene da vari atti kabuki che rappresentassero simbolicamente gli alti e bassi della vita di questi due uomini, che, progressivamente, finiscono per diventare una cosa sola.
Kikuo e Shunsuke vivono nel singolare mondo del kabuki, un’arte immateriale, che viene preservata attraverso generazioni di attori. Il mio iniziale interesse per gli onnagata spiega probabilmente anche il mio fascino per il kabuki. Gli onnagata hanno una qualità senza tempo, sono una rappresentazione androgina dell’altro. Sono atipici, unici nel loro genere. Sono sensuali in modo sofisticato e, mi permetto di dire, la loro sensualità colpisce in modo inaspettato. Non so da dove provenga, forse dall’intenso allenamento fisico? Tuttavia, ero fermamente deciso a NON assumere attori di kabuki professionisti come controfigure di Yoshizawa Ryō e Yokohama Ryusei [che interpreta Shunsuke]. Ero convinto che far interpretare a questi due attori le scene di teatro kabuki avrebbe dato vitalità all’adattamento cinematografico e lo avrebbe mantenuto autentico. Il personaggio di Kikuo è alla ricerca di un “paesaggio” misterioso per tutta la vita. Sono giunto alla conclusione che si tratti dello stesso paesaggio che Yoshizawa Ryō avrebbe visto nell’affrontare questo difficile ruolo.»
Lee Sang-il