The Whispering Star
ひそひそ星 - Hiso hiso boshi
di Sion Sono / Giappone 2015, 100’
con Megumi Kagurazaka, Kenji Endo, Yûto Ikeda, Kôko Mori
Journey to the East
versione originale sottotitolata in italiano
ingressi: Intero 8,oo€ | Ridotto 6,oo€
L’80% della popolazione è composta da intelligenze artificiali, quella umana è una specie in via di estinzione. ID 722 Yoko Suzuki è una androide il cui compito è quello di consegnare pacchi agli umani sparsi per la galassia: oggetti comuni attesi per anni, spesso apparentemente inutili, di cui lei non può cogliere l’importanza e il valore.
Regista politico nell’accezione più alta e potente del significato, Sion Sono regala con The Whispering Star un’ennesima dimostrazione della propria urgenza espressiva, schiaffando in faccia agli spettatori quel pianeta ignoto e abbandonato al suo destino che è Fukushima, oramai incasellato nella memoria/detrito del contemporaneo.
Raffaele Meale, Quinlan
Ed è proprio con The Whispering Star che il regista nipponico sembra aver finalmente trovato la perfetta quadratura del cerchio, consegnandoci un autentico oggetto filmico non identificato capace di far dialogare con grande raffinatezza la fantascienza poetica di Kubrick e Tarkovskij con l’esistenzialismo lirico di Malick, lavorando in sottrazione secondo il modello crepuscolare di Ozu per dar vita al primissimo esperimento targato Sion Sono Production
Matteo Vergani, Nocturno
L’universo sci-fi si configura, secondo la miglior tradizione della fantascienza concettuale, come escamotage narrativo per analizzare con lucidità e amarezza il presente. Le zone più colpite del Giappone, disabitate e contaminate, diventano nella finzione cinematografica i pianeti sui quali abitano gli ultimi esemplari di uomini, specie in via d’estinzione ridotta, per proprie colpe, a ombre fantasmatiche e tristi personaggi soli in un universo comandato dalle macchine e dall’intelligenza artificiale. L’uomo ha perso la propria centralità e vive, isolato dal proprio passato e dai propri ricordi, in un mondo talmente distrutto da sembrare nuovamente primordiale, un mondo fatto di distanze siderali e comunicazioni quasi impossibili. Ma non si tratta di un immaginario à la Blade Runner, anzi: Sono gioca piuttosto a rendere il confine fra uomini e macchine sempre più labile, in una cooperazione per la quale gli androidi svolgono servizi per l’umanità prendendosi quasi cura di una specie pericolante e sofferente.
Marco Romagna, Cine Lapsus