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Perdizione

Kárhozat

di Béla Tarr / Ungheria 1988, 121’
versione restaurata 4K

Rassegna Béla Tarr
in collaborazione con il Trieste Film Festival

versione originale sott. italiano
Ingresso: Intero 8,oo€ | Ridotto 6,oo€

Film non più in programmazione

Karrer, un uomo solitario e disperato intrappolato in un paesaggio industriale spettrale, osserva ossessivamente una cantante di night club, finendo coinvolto in un torbido gioco di tradimenti e colpe. Fondamentale per comprendere la metamorfosi stilistica del regista, Perdizione segna il punto di non ritorno verso il bianco e nero pittorico e i tempi dilatati; qui l’ambiente non è un semplice sfondo ma il riflesso dell’anima dei personaggi: un fango onnipresente e una pioggia “pesante” sembrano inghiottire fisicamente ogni residuo di morale o desiderio di redenzione.

Sul finire degli anni ’80, il regista ungherese Béla Tarr dà vita alla metamorfosi più decisiva e imprescindibile di tutta la sua carriera: con Perdizione abbandona definitivamente il colore per approdare a un cinema sostanzialmente “unico”, girato secondo i canoni e codici di uno stile che usa il bianco e nero e il piano-sequenza quali punte di diamante e capisaldi irrinunciabili di un modo personale di intendere le immagini cinematografiche, il loro valore e i loro orizzonti possibili. E Perdizione è una pellicola caratterizzata da un dialogare rancoroso e straniato, sovraccarico di elementi morali, sottotesti, implicazioni filosofiche di vario genere: un flusso ininterrotto che dona al film un fascino apocalittico, amplificato oltre ogni misura dall’approccio di Tarr. Viscerale e metafisica, cupa e disperata, un’opera che non rinuncia alla tangibilità ruvida dei propri fotogrammi, a dispetto di quanto di solito l’assenza di colore induce a fare («Il bianco e nero infatti contiene in sé un principio di astrazione e lontananza dalla concretezza dell’oggetto», P. Bertetto). L’approdo definitivo non possono che essere i cani randagi, simboli di una fine del mondo già materializzatasi chissà quando e chissà dove, della quale gli umani rimasti nel tempo presente, all’interno di un universo così crudo e asettico, non sono che la diretta e indifferente manifestazione. Potentissimo, anche se il meglio (per Tarr) deve ancora arrivare.
(LongTake.it)

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