Divine Comedy
Komedie elahi
di Ali Asgari / Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia, 2025, 98′
con Hossein Soleimani, Mohammad Soori, Amirreza Ranjbaran, Faezeh Rad
Versione originale sottotitolata in italiano
Ingresso unico ridotto 6,oo€
Bahram è un regista quarantenne che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco- azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. Il suo ultimo lavoro, a cui il Ministero della Cultura ha nuovamente negato l’autorizzazione, lo spinge al limite della ribellione. Con a fianco il produttore Sadaf, dalla lingua tagliente e in sella a una Vespa, intraprende una missione clandestina per presentare il suo film al pubblico iraniano, eludendo la censura governativa, l’assurda burocrazia e le sue proprie insicurezze.
Komedie Elahi è radicato nel realismo, ma usa la forma cinematografica per accentuare l’assurdità del mondo che ritrae. Riflette la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne i cui film sono stati tutti rifiutati dal Ministero della Cultura.
Il pubblico sperimenta in prima persona la lenta routine della censura. I registi Bahram e Bahman Ark, che hanno dovuto affrontare la censura, interpretano versioni romanzate di sé stessi. La loro presenza è una dichiarazione metatestuale sui temi del film. Allo stesso modo, Sadaf Asgari – a cui è stato vietato di lavorare in Iran dopo aver partecipato a Cannes per Āyehā-ye zamini – apporta un’autenticità sovversiva interpretando sé stessa. L’umorismo non nasce dalla commedia, ma dall’assurdità della repressione. Il complicato sistema di censura crolla sotto le sue stesse contraddizioni. I personaggi rispondono con sarcasmo e arguzia silenziosa: umorismo come resistenza laddove la ribellione è pericolosa. Realizzare il film è di per sé resistenza. La verità aleggia nei silenzi, nelle risate in momenti inaspettati. Uno studio sulla resistenza, l’osservazione e il rifiuto di scomparire, l’immagine finale del film – un cane che osserva senza battere ciglio – ci ricorda il potere del cinema di portare testimonianza.
Ali Asgari