Resurrection
Kuángyě shídài
di Bi Gan / Cina 2025, 160’
con Jackson Yee, Shi Qi, Mark Chao, Li Gengxi, Huang Jue, Chen Yongzhong
Journey to the East
Prima visione
Versione originale giapponese sottotitolata in italiano
Ingressi: Intero 8,oo€ | Ridotto 6,oo€
In un mondo in cui l’umanità ha barattato la sua capacità di sognare con l’immortalità, un giovane sognatore intraprende un’odissea onirica attraverso le epoche e i generi. Una ragazza, determinata a scoprire la realtà che si nasconde tra le pieghe del sogno, lo segue nelle sue peregrinazioni. Il visionario maestro del cinema cinese Bi Gan firma un capolavoro cinefilo ipnotico, potente e immaginifico che trascende ogni confine, una maestosa ode al cinema come portale aperto sull’inconscio e àncora di salvezza, Premio speciale della giuria al Festival di Cannes.
«Dopo Un lungo viaggio nella notte, è successo qualcosa di davvero speciale: il mondo intero è stato travolto dalla pandemia. Già prima del 2020 stavo lavorando alla sceneggiatura del mio prossimo lungometraggio, ispirato a un fatto di cronaca reale e incentrato sullo stato psicologico di un assassino.
Volevo cambiare il mio approccio alla regia, puntando a una narrazione ricca di dettagli e densa di elementi specifici e tangibili. Mi sono ispirato al tema del “destino umano”, che mi ha portato a iniziare a scrivere sul destino di un assassino. Ci ho lavorato a lungo, fino all’inizio del 2020. Poi, un giorno, mi sono reso conto che dovevo ripensare il mio approccio al lavoro creativo. Ho definitivamente messo da parte ciò che avevo scritto e ho deciso di non portarlo avanti. Volevo iniziare una nuova storia e ho sentito istintivamente che avrebbe dovuto essere collegata all’intero secolo.
Credo che il linguaggio con cui mi trovo più a mio agio sia senza dubbio il cinema. Il cinema ha una sua storia, ma in quel contesto ho la sensazione che ogni terra, ogni popolo abbia il proprio destino. Guardando all’ultimo secolo, sorge spontanea una domanda: quali interrogativi filosofici si pone una persona con questo sangue e questi geni, che vive oggi in questo luogo? Ad esempio, nella letteratura di molti paesi, penso che ci sia sempre quella persona, quel personaggio o simbolo: qualcuno che soffre, che desidera qualcosa di meglio, ma che, a modo suo, si sta anche autodistruggendo. Si ritrova improvvisamente intrappolato in un destino che non può controllare, ma quel destino è universale. Non è specifico solo di un paese o di un’etnia. Questo mi ha fatto pensare di creare un “Mostro del cinema”, perché il film, come mezzo, è il più adatto per esprimere un concetto del genere. Allo stesso tempo, mentre realizzavo questo film, volevo sovraccaricare le informazioni. Volevo che il pubblico vivesse, proprio come il mostro stesso, un secolo in un film di due ore e mezza. Volevo far rivivere la bellezza che un tempo apparteneva al cinema.»
Bi Gan