Un sacco bello - versione restaurata
Kuángyě shídài
di Carlo Verdone / Italia 1980, 99′
con Carlo Verdone, Mario Brega, Maria Mizar, Renato Scarpa, Veronica Miriel, Isabella De Bernardi, Sandro Ghiani
Ariston Classix
versione originale italiana restaurata dalla Cineteca di Bologna
ingressi: Intero 8,oo€ | Ridotto 6,oo€
Quello che si può chiamare “un esordio folgorante”. È quello di Carlo Verdone, nel 1980, con il suo Un sacco bello. Ora quel film è diventato un oggetto di culto, con la sua galleria di personaggi, con quelle battute che i fan di Carlo Verdone hanno scolpite nella memoria.
Giocato su tre storie che si intrecciano in un giorno di Ferragosto, Un sacco bello ci regala personaggi indimenticabili come quelli dell’hippy Ruggero, dello scatenato Enzo e dell’imbranato Leo, tutti naturalmente interpretati da Verdone (che nel film recita ben sei parti), senza dimenticare un perfetto Renato Scarpa nei panni del compagno di viaggio di Enzo e il dirompente Mario Brega in quelli del padre di Ruggero.
Giocato su tre storie che si intrecciano in un giorno di Ferragosto, Un sacco bello ci regala personaggi indimenticabili come quelli dell’hippy Ruggero, dello scatenato Enzo e dell’imbranato Leo, tutti naturalmente interpretati da Verdone (che nel film recita ben sei ruoli), senza dimenticare un perfetto Renato Scarpa nei panni del compagno di viaggio di Enzo e il dirompente Mario Brega in quelli del padre di Ruggero.
Personaggi che nascevano dagli spettacoli teatrali del 1977, Tali e quali e Rimanga fra noi…, dove Verdone si era fatto le ossa recitando dodici ruoli umoristici, e dalla trasmissione televisiva Non stop (1978-1979). Fino a quando, racconta lo stesso Verdone, “cominciarono ad arrivarmi delle proposte da registi e produttori. Poi arrivò quella di Sergio Leone, che mi diede un sacco di consigli e fu il mio primo padrino. Un giorno Sergio mi disse: «Senti, ho riflettuto, il soggetto devi scriverlo da solo e, per conto mio, devi anche dirigerlo te». Io smaniavo da anni di fare il regista, ma mi prese il panico, volevo mollare tutto. Le paure mi passarono di botto il giorno in cui Sergio si presentò in casa mia e mi disse che da quel preciso momento cominciavano le sue lezioni di regia. Erano le tre del pomeriggio, e restò fino alle undici a spiegarmi di tutto, continuando poi per i due mesi successivi. Sergio mi ha insegnato tutto, ed è stato un produttore fantastico. Un sacco bello è venuto fuori così. Nel soggetto mi ero servito di tutte le mie esperienze teatrali. Il personaggio del fricchettone era un monologo di quindici minuti. Gli altri due episodi nascono da esperienze dirette: il bullo era uno che incontravo sempre in un bar di via dei Pettinari, il mammone con la spagnola un tizio che abitava sotto di me. Insomma, con quel film ho cercato di raccontare con ironia quegli anni che mi fornirono tanta ispirazione per personaggi i cui tic e la cui debolezze si stavano imponendo sul versante maschile e che si distaccavano dalla rappresentazione degli uomini nel cinema degli anni Settanta”.