Journey to the East: Shinjuku ’68 in Mediateca
Nuovo ciclo per le proiezioni a sorpresa alla Mediateca di Trieste dedicate al Paese del Sol Levante. Dopo il fortunato ciclo su Yakuza Eiga della scorsa stagione si passa ora al Shinjuku ’68.
Tre serate in tre mesi, martedì 27 ottobre, martedì 24 novembre e mercoledì 9 dicembre, sempre alle 20.30.
La serie di appuntamenti ideata da La Cappella Underground insieme al team di esperti e appassionati del genere, composto da Eugenio De Angelis, Marco Marattin e Jacopo Bortolussi. L’ingresso libero, su prenotazione fino ad esaurimento posti, sarà possibile scrivendo a mediateca@lacappellaunderground.org.
Eugenio De Angelis, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, insegna lingua e cinema giapponese e storia del cinema coreano. È autore della monografia Terayamago e co-curatore del volume J-Movie: Il cinema giapponese dal 2005 al 2015. Si interessa principalmente della New Wave giapponese e di film festival studies in Asia Orientale.
Marco Marattin, nipponista per vocazione, laureato in lingue orientali a Ca’ Foscari con una tesi sulla storia dei film yakuza. Ha vissuto in Giappone dal 2013 al 2017, anno del suo rientro a Trieste.
Jacopo Bortolussi, studioso di cultura giapponese underground, ha conseguito un dottorato presso la Birkbeck University (2019) con una tesi sulle controculture e i movimenti studenteschi giapponesi degli anni ’60. Collabora con Internazionale come traduttore dal giapponese.
Cos’è Shinjuku ’68?
Nel 1968, Shinjuku era molto di più di un semplice quartiere di Tokyo: è in questo periodo che vi affluiscono giovani provenienti da tutto il Giappone e delle estrazioni più diverse. Shinjuku diventa l’epicentro di una rivoluzione politica, culturale e visiva: qui gli studenti universitari che manifestano contro il governo organizzano le loro proteste più spettacolari, qui hippie ed esponenti delle varie sottoculture trovano la loro casa, qui i drammaturghi d’avanguardia piantano i loro tendoni per fuggire dai teatri, qui si ritrovano musicisti free jazz, performer e artisti sperimentali per esibirsi e collaborare. Qui, infine, si forma l’epicentro cinematografico di questa epoca. Grazie all’Art Theatre Guild (ATG), la compagnia che produrrà i più importanti capolavori del periodo presentandoli nel loro cinema principale proprio a Shinjuku, la cosiddetta New Wave giapponese trova modo di esprimersi e cristallizzare un’estetica e una poetica che ha tanto del cinema sessantottino del resto del mondo, ma anche una serie di peculiarità che affondano le radici in un momento unico del Novecento giapponese. Registi come Oshima Nagisa, Shinoda Masahiro, Imamura Shōhei, Wakamatsu Koji e Terayama Shūji sono autori di un cinema viscerale e privo di filtri, nato nelle strade per dare voce al rifiuto dell’autorità e alla disillusione di una generazione in rivolta. La cinepresa abbandona la comodità dei set per riversarsi nelle strade, catturando la realtà con un’estetica cruda e provocatoria, inglobando lo spettatore nel processo filmico, non più fruitore passivo di un prodotto da consumare. Crollano le regole del racconto classico: il montaggio si fa frenetico, la narrazione discontinua, il bianco e nero sgranato e i confini tra documentario e finzione crollano in un’esperienza visiva ipnotica. Sessualità liberata, alienazione giovanile, follia, identità in frantumi e marginalità sociale: il cinema smette di essere semplice intrattenimento per farsi arma politica, spazio di sperimentazione e grido d’attacco contro il conformismo del boom economico. Preparatevi a riscoprire l’energia sovversiva e anarchica della Tokyo del ’68, una stagione irripetibile che continua a bruciare e a interrogarci ancora oggi!