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Trieste nei filmati dell’Istituto Luce

Che l’archivio dell’Istituto Luce fosse una preziosa miniera per i cercatori di immagini della Trieste d’epoca non è una novità: i primi ad avventurarsi in profondità nel giacimento furono vent’anni fa Pietro Spirito ed Enzo Kermol, con un volume fotografico che si intitolava proprio Trieste nelle immagini dell’Istituto Luce (MGS Press). I cinegiornali e i documentari di riferimento erano rimasti però patrimonio ristretto di ricercatori e addetti ai lavori, e soltanto dopo il 2004 i più agguerriti cybernaviganti hanno potuto iniziare ad accedere dal sito internet del Luce a una selezione di filmati e documenti.

L’accordo siglato nel 2012 tra Istituto Luce-Cinecittà e la piattaforma internet YouTube rende facilmente disponibili anche agli utenti meno esperti del web più di 750 ore di materiali appartenenti alle collezioni dei Cinegiornali Luce (1927-1945) e alla Settimana Incom (1946-1965): quasi quarant’anni di memoria storica italiana, che raccolgono una parte cospicua della produzione realizzata dall’istituzione nata nel 1924 come “L’Unione Cinematografica Educativa”. E con una semplice operazione di ricerca è possibile visionare in streaming oltre 200 video collegati alla voce Trieste e indicizzati in base al contenuto.

Tra i rari filmati degli anni Venti, tutti ancora senza sonoro, spiccano Il viaggio inaugurale della Vulcania, motonave della società Cosulich al suo primo viaggio da Trieste a Napoli e poi verso l’America; e la Consegna della bandiera di combattimento all’incrociatore Trieste, interamente costruito nel cantiere San Marco, con una panoramica sulla gigantesca imbarcazione e un’ampia veduta delle Rive cittadine.

Il numero di servizi filmati dedicati al capoluogo della Venezia Giulia inizia a crescere vistosamente dall’inizio degli anni Trenta: sono frequenti le sequenze dedicate al varo di navi e imbarcazioni, come il traghetto Cariddi e l’incrociatore Fiume, o il transatlantico Vladivostoch e la Drafn, costruiti nei cantieri triestini di Monfalcone rispettivamente per la “Repubblica dei Soviet” e per la Norvegia. La cantieristica primeggia in svariate clip, tra cui quelle che hanno per soggetto il transatlantico Conte di Savoia, seguito anche nel viaggio di collaudo.

Ma le curiosità balzano agli occhi facilmente: nel 1930 il Rito nuziale per settanta coppie a Trieste in un matrimonio collettivo celebrato nella Cattedrale di San Giusto, e l’affollatissima XI adunata dell’Associazione nazionale alpini che portò in città più di 25mila penne nere; nel 1931 la corsa automobilistica Trieste-Opicina, con start da piazza Oberdan affidato ad Amedeo II d’Aosta duca delle Puglie, e un primo filmato sonoro dedicato alle grotte di Postumia. Tra le pellicole del 1932, se le immagini di “vita balneare” a cui fa da cornice lo stabilimento Excelsior scorrono ancora silenziose, si distinguono per il rombo dei motori le riprese in automobile su La nuova strada costiera e le gare motonautiche per le Feste del giugno triestino; ma già nella contemporanea Celebrazione degli eroi del mare irrompe la retorica roboante del Ventennio, che trionfa nella rievocazione del sacrificio di Guglielmo Oberdan all’inaugurazione del monumento nel 1934, o nella successiva inaugurazione da parte del Re del monumento ai caduti sul colle di San Giusto.

La visita di Mussolini a Trieste nel settembre 1938 è presente nell’archivio con un estratto del tristemente celebre discorso in piazza Unità che annuncia le leggi razziali, e con le testimonianze dello scavo dei resti di “un grande Teatro Romano” durante i lavori per la realizzazione di corso Italia.

I Cinegiornali del 1939 e 1940, gli ultimi prima della nuova serie, riservano alla città ben sette servizi, tra cui quelli dedicati all’Acquario civico, ai littoriali della cultura e dell’arte con le mostre di pittura e scultura, ai campionati di nuoto e pallanuoto nella piscina del bagno Ausonia, e all’eccezionale ondata di freddo caratterizzata da bora e neve, che produsse inusuali formazioni di ghiaccio sui principali moli e banchine.

Se nel periodo bellico Trieste è quasi assente dal repertorio dei Cinegiornali Luce, dalla fine della guerra e nelle produzioni successive al 1946 targate “Settimana Incom” la questione giuliana diventa notoriamente centrale nelle cronache nazionali. Il reportage sulla “grande manifestazione d’italianità” delle quattro giornate di Trieste nella primavera 1946 inizia con le parole: «Trieste sei nostra, cantavano i soldati del Carso e del Piave; Trieste rimarrà italiana è il grido che prorompe da ogni cuore nella città di San Giusto». Le immagini siglate Martiri italiani – Le foibe del Carso aprono un dibattito che ancora non accenna a esaurirsi, mentre il numero monografico del 1947 L’esodo degli italiani da Pola è di fatto un documentario composto di “accorate e tragiche visioni”. Il 1948 è un susseguirsi di richiami come Chiesto all’ONU Trieste torni all’Italia e All’ombra di S. Giusto Trieste attende, il 1949 è segnato dalla campagna elettorale e dalle elezioni amministrative per la Consulta riprese dal servizio All’ombra di S. Giusto. Trieste ha votato. Poi la documentazione si infittisce a partire dall’autunno 1953, con l’esposizione dei tricolori dalle finestre e dai balconi dei palazzi in risposta al discorso di Tito che avanzava pretese sulla città, le dichiarazioni del sindaco Bartoli in approvazione alla decisione degli Alleati di restituire la zona A all’Italia, il resoconto (in inglese, sotto il titolo The Trieste Events) delle giornate triestine del novembre 1953, dalle manifestazioni nazionalistiche ai funerali dei dimostranti caduti negli scontri con la polizia civile. Un anno dopo, la monografia W Trieste italiana poteva raccontare finalmente la partenza delle truppe inglesi e americane e l’ingresso del generale De Renzi alla testa dell’esercito italiano, travolto dalla folla festante nonostante la pioggia. La voce di Teddy Reno mentre intona tra i bersaglieri Le campane di San Giusto sembra la perfetta conclusione di questo percorso. (di Daniele Terzoli)

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