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Di sguardi, cinema e parole: Psycho di David Thomson

David Thomson
Psycho – Come Hitchcock insegnò all’America ad amare l’omicidio
(Minimum Fax, 143 pg)

Non c’è paese più spensierato e contemporaneamente a disagio dell’America quando si tratta degli opposti ideali di eccesso e restrizione. Nessun altro paese ha impulsi così in conflitto verso il libertarismo da una parte e il controllo dall’altra. Non c’era nessun altro paese che avesse sentito il bisogno di un’indice tanto dettagliato, al limite del comico, su ciò che poteva o non poteva essere mostrato su uno schermo pubblico. E nessun’altra industria del cinema incoraggiava così tanto registi, fotografi e attori a ingegnarsi per scoprire fin dove potevano spingersi.

Esce anche da noi, in traduzione per la sempre attenta Miminum Fax, questa breve ma prezioso saggio di David Thomson su Psycho di Alfred Hitchcock, una pietra miliare della storia del cinema che ha affascinato e continua ad affascinare con la sua mescola di elementi perturbanti spettatori di tutto il mondo. Il testo di Thomson si spinge ben oltre l’analisi dellla costruzione del film (che c’è ed è molto puntale, con tante informazioni di prima mano tratte dai diari di lavorazione), scegliendo di indagare sull’impatto che la pellicola ebbe all’epoca della sua uscita nell’elevare/nobilitare la settima arte, da molti ancora ritenuta mero intrattenimento e coincidente con la diffusione dei televisori nelle case degli americani . Di contorno una lista di film e sottogeneri che si possano far discendere dalla pellicola hitchcockiana. Una lettura agevole, ricca di curiosità, che ci conduce da vicino ad osservare gli ingranaggi di un’opera che ha rivoluzionato la sintassi cinematografica portandola a un livello tutto nuovo di sofisticazione. Da accompagnarsi obbligatoriamente a una nuova visione del film. Il libro è disponibile da subito al prestito presso la nostra Mediateca.

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