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Sentieri Underground #16 – TS+FF To The Wonder

Sentieri Underground #16 – TS+FF to the Wonder

Che fine hanno fatto i grandiosi ideali di conquista dello spazio che avevano fatto sognare ad occhi aperti milioni di persone? Cos’è successo alle ambizioni di intere generazioni che hanno cercato di realizzare imprese più grandi della vita? Con queste ed altre domande prende vita l’ultimo, geniale, romanzo di Dave Eggers – I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? – dove un trentenne fuori di melone rapisce un astronauta della NASA accusandolo di aver contribuito, con la cancellazione di tutti i voli spaziali, alla distruzione dei sogni e delle ambizioni di un’intera generazione. Un incipit che effettivamente riesce ad inquadrare alla perfezione uno dei dilemmi che attanaglia da sempre tutte le generazioni “perdute”: come siamo arrivati fino a questo punto? Com’è possibile che al giorno d’oggi sia così difficile sognare in grande e pensare di poter realizzare l’impossibile? La risposta, per quando ovviamente ultra-semplicistica, potrebbe essere che viviamo in un mondo in cui lo sviluppo tecnologico viaggia ad una velocità tale che qualsiasi idea viene realizzata prima che possa trasformarsi in un sogno collettivo, tanto che anche perfino il povero James Bond ha dovuto rinunciare ai suoi storici gadget futuristici perché probabilmente nel lasso di tempo tra le riprese e l’uscita del film, sarebbero apparsi agli occhi del pubblico come degli utensili preistorici.
A questo va aggiunto il distacco totale dalla vita vera in cui la frammentarietà della quotidianità – vissuta tra social network, smartphone e tablet – non permette altro che un continuo gioco di rimandi, citazioni di citazioni e scarti parodici che spesso e volentieri precludono ogni possibilità di vivere pienamente e, quindi, di sognare. A livello cinematografico tutto sembra ormai già stato detto, scritto, visto e raccontato e, schiacciati dal peso di un passato che nessuno sembra aver la forza di superare con la dovuta decisione, l’unica via percorribile appare quella del ripescaggio, del remix e del rimodellamento dei i miti di ieri. In un contesto come questo il genere che più degli altri avrebbe la possibilità (e il dovere) di riportare negli spettatori la capacità di meravigliarsi è sicuramente la fantascienza. Ma se da un lato le possibilità di oggi di ricreare a livello visivo universi, creature e situazioni sono infinite, dall’altro l’eccessiva sovraesposizione ad immagini ultraspettacolari sembra aver precluso agli spettatori la possibilità di stupirsi veramente. Intanto però c’è chi sta iniziando ad affrontare l’argomento dalla giusta angolazione, confezionando una fantascienza che mira a rieducare il pubblico alla meraviglia: se escludiamo il capostipite di questa (per ora piccola) corrente è sicuramente l’Interstellar di Christopher Nolan, che ha fatto del recupero dello spirito per l’avventura e l’esplorazione il motore di tutto, dobbiamo saper abbandonare il cinema più mainstream per addentrarci in territori più indipendenti, dove registi e sceneggiatori emergenti sono costantemente messi alla prova per cercare di far emergere le proprie idee, spinti dalle poche risorse economiche a puntare sulla creatività, riuscendo così spesso e volentieri a costruire realtà diverse dalla nostra, capaci così di stimolare la fantasia degli spettatori.
Ed è a questa fantascienza fatta più di idee che di effetti speciali che la Mediateca vuole dedicare il nuovo percorso dei Sentieri Underground, pescando da quell’idea di cinema che dal 2000 il Trieste Science+Fiction Festival sta cercando di portare avanti: una fantascienza fresca ed indipendente, capace di meravigliare e divertire per la genialità delle sue trovate e per l’inventiva dei suoi autori, ricordandoci che ogni tanto basta davvero poco per tornare a sognare ad occhi aperti.

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