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Sentieri Underground #03 – O For Welles

Sentieri Underground #03 – O for Welles

“Le nostre opere nella pietra, sulla tela o nella stampa, di rado vengono risparmiate per qualche decennio, o per un millennio o due, ma alla fine ogni cosa viene annullata dalla guerra, o si cancella nell’ineluttabile cenere universale. Trionfi e inganni, tesori e falsi. È la realtà della vita: dobbiamo morire. Ma siate allegri: dal passato vivente ci giungono le grida degli artisti morti, tutte le nostre canzoni verranno messe a tacere, ma cosa importa? Continuiamo a cantare. Forse il nome di un uomo non è poi così importante” Orson Welles – F for Fake

Tutta la carriera di quel genio che portava il nome di Orson Welles sembra presentarsi ancora oggi, a cent’anni dalla nascita e a trenta dalla morte, come un irrisolvibile trucco.

Perché “se l’arte è finzione, il cinema lo è ancora di più e il regista non è altro che un illusionista che compie giochi di prestigio di fronte agli occhi incantati dei suoi spettatori”._ E se ci mettessimo ad analizzare nel dettaglio opere, scritti e dichiarazioni del regista statunitense, molto probabilmente troveremmo solamente una serie di chiavi che aprono porte dietro alle quali si celano altrettante porte. E nonostante non esista nessun altro autore cinematografico su cui si è detto e scritto così tanto, il mistero del ragazzo prodigio che esordì a 25 anni con il capolavoro dei capolavori – Quarto potere, ovviamente – continua ancora oggi a rimanere per certi aspetti indecifrabile. Fin dalle prime inquadrature della sua opera prima, Welles innesca un meccanismo narrativo che mette in moto la ricerca del significato dell’ultima parola – Rosebud – pronunciata dal miliardario Charles Foster Kane, che però nessuno, tranne lo spettatore, potrà mai cogliere veramente; perché come diceva Welles stesso «lo scopo del film risiede, d’altra parte, nel proporre un problema piuttosto che risolverlo». E come ha brillantemente scritto Bruno Fornara su Film Tv_, “La ricerca di una qualche verità parte da un movimento di labbra e da un suono che nessuno ha ascoltato. […] Falsità e menzogna attraversano il cinema di Welles, arrivano fino alle ultime prove che si riallacciano proprio all’inizio di Quarto Potere. […] E come l’ultimo lavoro di Welles, è esplicitamente, F come falso, in originale F for Fake (1973), sempre lui a ragionare intorno alla falsificazione dell’arte, intorno al miliardario Howard Huges, figura di riferimento del Kane di Quarto potere, intorno a se stesso, a Welles che – dice – era partito con una falsa invasione di marziani, sarebbe dovuto finire per questo in prigione e invece finì a Hollywood dove, possiamo aggiungere noi, all’inizio del suo primo film, fa dire a se stesso moribondo una parola che nessuno può sentire e che dà vita, con una mossa clamorosamente falsa, a una ricerca sull’identità di un uomo, ricerca incompiuta e infinita. Da allora, da Rosebud in poi, la domanda del cinema moderno ruota intorno a questo quesito. La domanda sul chi è Kane si allarga al chi è ogni altro personaggio di tanti altri grandi registi, diventa il sempre esplorato e sempre da esplorare enigma di ogni grande film”.

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