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Il Documentario Su Benedetta Barzini

Il documentario su Benedetta Barzini

Lunedì 16 Dicembre 2019 – ore 20.30
Cinema Ariston – viale Romolo Gessi 14
 incontro con gli autori  

Con la partecipazione della protagonista, Benedetta Barzini, in dialogo con Barbara Franchin (Presidente e Founder International Talent Support)

Arriva a Trieste l’atteso “La scomparsa di mia madre”, il film di Beniamino Barrese finalista agli European Film AwardsUn ritratto struggente e tempestoso di Benedetta Barzini, la donna che per tutta la vita ha sfidato gli stereotipi di genere e i cliché dell’industria della moda. Il film è promosso e sostenuto a Trieste da International Talent Support, piattaforma che individua i migliori giovani creativi provenienti da tutto il mondo, che sarà rappresentata in sala dalla fondatrice e direttrice Barbara Franchin. 

Unico film italiano in concorso all’ultimo Sundance, “La scomparsa di mia madre” si è aggiudicato, tra gli altri, il Women in Film Award Italia, il Premio Tasca d’Oro al Salina Doc Fest, la Menzione Speciale della Giuria Italia al Biografilm e il Premio ARCI UCCA “L’Italia che si vede”, oltre a numerosi riconoscimenti in festival internazionali di primissimo piano.

Top model e icona degli anni ’60, Benedetta Barzini è stata musa di Andy Warhol, Salvador Dalì, Irving Penn e Richard Avedon. Divenuta femminista militante e madre sola di quattro figli, negli anni ’70 è scrittrice e poi per oltre 20 anni docente acuta e controcorrente di Antropologia della Moda, in eterna lotta con un sistema che per lei significa sfruttamento del femminile. A 75 anni, stanca dei ruoli – e degli stereotipi – in cui la vita l’ha costretta, desidera lasciare tutto, per raggiungere un luogo lontano, dove scomparire.

Turbato da questa idea – radicale quanto indefinita – suo figlio Beniamino comincia a filmarla, determinato a tramandarne la memoria. Il progetto si trasforma in un’intensa battaglia per il controllo della sua immagine, uno scontro personale e politico insieme tra opposte concezioni del reale e della rappresentazione di sé, ma anche un dialogo intimo, struggente, in cui madre e figlio scrivono insieme le ipotesi di una separazione, difficile da accettare e forse impossibile da raffigurare.


“Un gesto d’amore definitivo, tenerissimo e duro, commovente e conturbante. La scena in cui Benedetta veste l’abito blu come il fondo del mare, e nel cortile di casa posa per il figlio, è forse la scena d’amore più bella che ho mai visto al cinema. E nelle vita.”

★★★★★ Concita De Gregorio – D di Repubblica

“Uno scontro intimo e politico sulla cattura dell’anima, una battaglia per il controllo delle immagini, un dialogo familiare e struggente sull’impossibilità di raffigurare l’amore.”

★★★★★ Vittorio Lingiardi – Il Venerdì di Repubblica

“Il ritratto di una donna che rivendica il possesso della propria immagine, ma non se ne compiace mai.”

★★★★★ Emiliano Morreale – Repubblica

“Un manifesto contro il conformismo, coraggioso quanto la sua protagonista.”

★★★★★ Vogue Italia

“Un insistente, liberatorio appello a rivendicare la propria indipendenza e individualità, che si muove tra filtratissimi cenni biografici, e rari, abbacinanti lampi di tenerezza e gioco.”

★★★★★ Raffaella Giancristofaro – MyMovies

“Beniamino Barrese fa emergere le questioni critiche del documentario: la messa in scena della realtà, ma soprattutto il rapporto ambiguo col soggetto coinvolto, in bilico tra obbedienza e partecipazione.”

★★★★★ Matteo Marelli – Film TV

“Un duello giocato quasi tutto sul corpo e negli spazi della casa di lei. Più lei parla di immagine, di potere, di mistificazione, più lui fa appello al corpo, alla realtà fisica. Strappando improvvise oasi di pace che sono tra i momenti più toccanti del film.”

★★★★★ Fabio Ferzetti – L’Espresso

“Benedetta Barzini è un energico vibrare di contraddizioni e passioni, che Beniamino, telecamera in mano, osserva, adora, fa sobbollire. Una dolcissima lettera d’amore madre-figlio, un balletto di avvicinamenti e fughe.”

★★★★★ Simona Santoni – Panorama

“Un film privato, per tutte le generazioni, che manifesta il lungo cammino percorso che la donna ha percorso per essere una persona, per rifuggire agli stereotipi e diventare, nel senso più autentico della parola, libera.”

★★★★★ Emanuela Genovese – Avvenire

“Un ritratto senza riserve. Un corpo a corpo verbale, di immagini, affettivo, tra madre e figlio.”

★★★★★ Mariangela Mianiti – Il Manifesto

“Beniamino osserva, filma Benedetta, la fa ridere ancora, fino a racchiuderla nella sua immagine più autentica: una donna libera, sua madre.”

★★★★★ Giuseppe Fantasia – Il Foglio

“Un film profondo, toccante, ad alto tasso emotivo, che attraversa le difficoltà della creazione di un’identità femminile libera dalle aspettative, la gabbia dei ruoli precostituiti, il tormento di far emergere una personalità dietro una bella faccia.”

★★★★★ Benedetta Pini – Vice

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