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Di sguardi, cinema e parole: Fellini anarchico

Goffredo Fofi
Fellini anarchico
(Elèuthera, 120 pg)

Il personale contributo di Fofi al regista romagnolo per il centenario della nascita, caduto l’anno scorso, arriva in libreria a bocce ferme, ovvero a concluso girotondo di pubblicazioni che a più riprese hanno invaso il mercato librario con intenti celebrativi. Ed è un bene che sia così perché le possibilità che il libro sia notato e incuriosisca sono certamente maggiori. Noi che lo abbiamo acquisito per la nostra collezione e letto ve ne possiamo dare confermare: è un itinerario poco battuto nella poetica felliniana, che vi darà modo di scendere ancora più fondo nella visione di classici immortali come La Dolce Vita, 8 e mezzo, La Voce della Luna. La sottile ma persistente presenza del pensiero anarchico in Fellini è un punto di partenza nella disamina di Fofi che conduce fin dove non ti aspetteresti, intrecciando anche il personale rapporto col regista di cui vengono riportati episodi e stralci di interviste. Cinque i capitoli del libro. Dalle corrispondenze del lavoro dietro la macchina da presa con quello dello sceneggiatore (un Fellini meno conosciuto ma non per questo meno importante), ai rapporti con il cinema impegnato affianco ad altri cantori del suo tempo; quei Pasolini e Bene che per primi “lanciarono l’allarme” contro la società dei consumi e del vivere passivo. Tutto sullo sfondo di un paese, il nostro, che tra mille trasformazioni continua a conservare intatte certe caratteristiche che ci definiscono.

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