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Domenica 12 Ottobre – Cinema Ariston – Incontro con la regista Sabina Guzzanti

Domenica 12 ottobre al cinema Ariston di Trieste Sabina Guzzanti presenterà il suo ultimo film LA TRATTATIVA (Italia, 2014) e incontrerà il pubblico alle ore 17.45, tra la proiezione delle ore 16 e quella delle ore 18.15. L’incontro è organizzato da La Cappella underground, che da quest’anno gestisce la storica sala d’essai
triestina dell’Ariston, in Viale Romolo gessi n. 14. Dopo l’incontro a Trieste, nella stessa giornata Sabina Guzzanti proseguirà il suo tour regionale a Udine al Visionario e Pordenone a Cinemazero.


La trattativa

di Sabina Guzzanti, con Enzo Lombardo, Sabina Guzzanti, Sabino Civilleri, Filippo Luna, Franz Cantalupo
Italia, 2014, 108′

Proiettato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, compie un’indagine sulla trattativa Stato-Mafia raccontandone le vicende, le inchieste e gli intrecci politici che hanno caratterizzato gli anni delle stragi. Di cosa si parla quando si parla di trattativa? Delle concessioni dello stato alla mafia in cambio della cessazione delle stragi? Di chi ha assassinato Falcone e Borsellino? Dell’eterna convivenza fra mafia e politica? Fra mafia e chiesa? Fra mafia e forze dell’ordine? O c’è anche dell’altro? Un gruppo di attori mette in scena gli episodi più rilevanti, impersonando mafiosi, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, vittime e assassini, massoni, persone oneste e coraggiose e persone coraggiose fino a un certo punto. Dichiara la regista Sabina Guzzanti (Viva Zapatero, Le ragioni dell’aragosta, Draquila: l’Italia che trema): «La sfida più grande è stata proprio questa: riuscire a trasformare un mucchio di libri, articoli, di verbali, ore e ore di registrazioni di sedute processuali, in una storia. Quello che scoprivo mentre leggevo e studiavo, mi emozionava e mi sconvolgeva, e cosi mi veniva spontaneo raccontare ad amici e conoscenti gli episodi legati alla trattativa e trovando, ogni volta, mentre parlavo, collegamenti diversi, cancellando e aggiungendo episodi e personaggi. “Recitando” personaggi e situazioni per non annoiare gli interlocutori, riuscivo a capire sempre meglio le ragioni che potevano aver spinto qualcuno a comportarsi come si era comportato, e le istituzioni a reagire come avevano reagito. Osservando le reazioni di chi mi ascoltava, scoprivo che i più trovavano questi racconti finalmente chiari,anche quando si trattava di fatti che erano stati a lungo al centro del dibattito pubblico. Ho pensato che la chiarezza che ottenevo fosse merito dell’umanizzazione del racconto e ho privilegiato questa strada. La svolta nella scrittura è arrivata quando mi sono imbattuta in un cortometraggio di Elio Petri: Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli (…) Quindi su Petri ho messo la prima pietra ed è nata l’idea degli attori che raccontano la storia, recitano, montano le scene, si scambiano le parti. Questo meccanismo mi ha entusiasmato perché ha risolto tutte le difficoltà con cui mi ero scontrata per tanti mesi: non avere un protagonista, non avere buoni e cattivi, dover parlare di tanti episodi che si svolgono nell’arco di vent’anni e più. (…)
Infine questa modalità di narrazione è molto omogenea a quella del documentario. Il racconto procede fluido attraverso gli attori, le interviste, il repertorio e le animazioni grafiche. Il montaggio è costruito perché non ci sia mai l’impressione di una interruzione nell’alternarsi dei due linguaggi. La finzione, del resto, è quasi per intero basata su verbali e testimonianze, con poche e calibrate licenze poetiche. Il documentario arriva dove la finzione non può arrivare e viceversa. La scelta di utilizzare queste due forme di linguaggio cinematografico è dettata dalla necessità, ma l’effetto va oltre la mera funzionalità: conferma senza spiegarla la fondatezza della finzione, restituisce integre le tensioni di quegli anni, conclude, approfondisce, aggiunge sfumature. La ricostruzione legge i personaggi a volte in chiave satirica, la realtà conferma e rafforza le ragioni della critica.»

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