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Di sguardi, cinema e parole: Il cinema e l’arte del montaggio

Michael Ondaatje
Il cinema e l’arte del montaggio – Conversazioni con Walter Murch
(Bompiani, pg 284)

Un piccolo cult dei libri sul cinema, godibile anche dal pubblico non specializzato, é sicuramente “Il cinema e l’arte del montaggio – conversazioni con Walter Murch” di Michael Ondaatje, uscito per la prima volta in traduzione da noi nel 2003 e a tutt’oggi ancora facilmente reperibile (nella collana economici di Garzanti; che è poi l’edizione data in prestito da noi). Un ulteriore sottotitolo al libro potrebbe essere storia di un incontro, perché Ondaatje conosce lo straordinario montatore di suoni e immagini durante la lavorazione di un film tratto da un suo romanzo, “Il paziente inglese”. E osservandolo operativo si accorge che ci sono una serie di affinità tra scrittura e montaggio che meritano di essere indagate attraverso un libero scambio di parole sulla lunga distanza (le conversazioni si svolgono nell’arco di oltre un anno). Spaziando dalla storia del cinema e della letteratura, soffermandosi in particolar modo su autori e poetiche che hanno staccato nettamente rispetto a ciò che le precedeva, i due intessono una fitta trama che arriva a includere con disinvoltura anche l’architettura medievale e la fisica quantistica. Questo per dimostrare che al fine di mantenere dinamico lo sguardo è necessario guardar pure le professioni contigue alla propria e alcune volte dove proprio non guarda nessuno. Ricco di aneddoti che ci conducono dietro le quinte di capolavori assoluti come “Apocalypse Now” o “L’infernale Quinlan” il libro accrescerà la vostra fame di cinema, ricordandovi come sia un’arte che ne contiene molte altre.

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