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Di sguardi, cinema e parole: Al cinema con lo psicanalista

Vittorio Lingiardi
Al cinema con lo psicanalista
(Raffaello Cortina, 205 pg)

C’è ll vicino di poltrona al cinema, mai visto o incontrato prima, con il quale ci si lascia andare a fine visione a uno scambio di impressioni. E c’è l’analista che incontra le storie dei suoi pazienti e del suo tempo nella professione di tutti i giorni. È prezioso questo volume di Lingiardi perchè tiene assieme le due cose: l’entusiasmo dello spettatore che trae godimento dalla stare “dentro” le immagini, dal vivere l’esperienza della visione; e lo specialista che usa i suoi strumenti per suggerire nuovi itinerari di lettura, che esulano da quelli della critica strettamente cinematografica e promozionale. Alcune volte il potere trasformativo delle storie agisce massaggiandoci lì dove magari ci eravamo un pochino indolenziti. Altre volte invece ci mette davanti a delle domande e a delle riflessioni che mai prima avremmo pensato di affrontare. “Dopo aver visto un film mi sento più analizzato che analista. La mia poltrona, per una volta, non è dietro per interpretare ma davanti per partecipare”. Spaziando da grandi classici a film recenti Lingiardi raccoglie in queste volume gli scritti apparsi per la sua personale rubrica su Venerdì di Repubblica, delle recensioni in pillole che catturano di volta in volta la nostra attenzione con poche ma ben calibrate linee guida. “Luce e buio, ecco il cinema. Ma anche la psiche, fatta di chiarori e oscurità, di forza e paura. Perché cinema e psiche insieme? Perché sono fatti della stessa sostanza, storie e immagini. Il cinema é un grande esperimento sul sogno e la memoria”.

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