Il primo piano ‒ Nell'accezione ampia della definizione che comprende mezzo, primo e primissimo piano ‒ è indubbiamente quella che più ha occupato il dibattito dei teorici del cinema nel corso del 20° secolo. Il primo piano, attraverso la rappresentazione ravvicinata del volto umano, è una figura che crea indubbiamente uno straordinario rapporto di intimità fra spettatore e personaggio, facilitando i meccanismi di proiezione e identificazione del primo nel secondo. Un processo che, a partire dalle caratteristiche stesse del primo piano, è precluso al teatro. Fra le tante differenze che possono esistere fra la recitazione cinematografica e quella teatrale, c'è, fuor di ogni dubbio, che l'attore cinematografico è tenuto a recitare con il volto, molto più di quel che invece non sia tenuto a fare l'attore teatrale che non può, appunto, godere di primi piani e recita quindi con tutto il corpo. Il volto mostrato in un primo piano si configura infatti come una mappa di segni, una zona di frontiera tra il mondo esterno e quello interno, una superficie e un luogo fisico attraverso cui esprimere sentimenti, emozioni, stati d'animo da parte dell'attore che vengono poi letti, interpretati e fatti propri da parte dello spettatore. Il primo piano è il tentativo ‒ forse utopico ‒ del cinema di provare a definire l'interiorità di un personaggio senza l'ausilio della parola e della sua capacità di definizione, ma anche con tutto quel sottile gioco di sfumature, allusioni e fertili ambiguità di cui il segno iconico è portatore. L'uso del primo piano, inoltre, può presupporre tra regista e attore un certo rapporto, in cui il primo si mette in di-sparte per consegnare al secondo quasi l'intera responsabilità della resa drammatica di una determinata inquadratura. È l'attore che si assume qui il compito, attraverso l'espressività del proprio volto, di dare un senso a quella determinata immagine.
Nel fine settimana dal 22 febbraio al 24 febbraio 2013, si organizza un Workshop di recitazione davanti alla macchina da presa che avrà come insegnanti e trainer l'attore di teatro, cinema e televisione Lorenzo Acquaviva, e il regista cinematografico Davide Del Degan.
Nell'arco di 20 ore, distribuite su tre pomeriggi di esercitazioni, verranno forniti ai partecipanti gli elementi per individuare e praticare i fondamenti del lavoro dell’attore con particolare riguardo al suo rapporto con la macchina da presa, creando un percorso specifico ed individuale in modo da ricercare ed esplorare il proprio talento naturale. Fondamentale sarà l’attenzione all’aspetto organico dell’attore, per massimizzare l’espressività e la verità della recitazione. L’attore deve far succedere, anziché far vedere, raggiungendo in scena o davanti alla macchina da presa una privatezza pubblica. Come dichiarava Lee Strasberg, “L’attore crea con la sua carne e il suo sangue tutte quelle cose che le altre arti, in qualche modo, tentano di descrivere”.
Il laboratorio si svilupperà in quattro momenti principali: il rilassamento dell’attore per il superamento di blocchi psico-fisici e tensioni; gli esercizi per lo sviluppo della memoria sensoriale; le improvvisazioni libere e interpretazione di stralci di sceneggiature davanti alla telecamera; l'analisi delle scene girate assieme ai docenti.
Il costo è di 120 euro
Orari: venerdì 14-19
sabato 14-20
domenica 10-19

Lorenzo Acquaviva
Diploma presso l’ARTTS International (Advanced Residential Theatre and Television Skillcentre) in Inghilterra. Studia con Danio Manfredini, Steven Berkoff, Mamadou Dioume, Judith Malina, Joanna Merlin, Kan Katsura. Scopre il Metodo con Janez e Andrej Vajavec, allievi di Lee Strasberg e ne approfondisce lo studio con Ed Kovens e Doris Hicks. È membro dell’Actor’s Centre di Roma, fondato da Michael Margotta (Actors Studio di New York). Ha preso parte a film per la televisione (“Senza confini”, “Una madre”), per il cinema (“Sangue pazzo”, “Fuori dalle corde”, “La seconda ombra”, “Tartarughe sul dorso”) e a serial televisivi (“La Squadra”, “Nebbie e delitti”, “Il commissario De Luca”, “Un Posto al sole”, “Il commissario Rex”, “Crimini”, " Un caso di coscienza"). A teatro lavora con il TeatroStabile del Friuli-Venezia Giulia, Teatro dell’Opera di Roma, TeatroStabile di Calabria, Metateatro, Assemblea Teatro, Dramma Italiano,Biancofango, Teatro Bellini di Napoli, affrontando autori classici econtemporanei come Molière, Shakespeare, Goldoni, Pirandello, Christie, Kafka, Tarkovskij, Drzic, Benni, ecc.
Davide Del Degan
Nato a Trieste inizia a lavorare come cameraman e montatore per diverse produzioni documentaristiche di televisioni regionali e nazionali. Contemporaneamente, partecipa a produzioni cinematografiche nei diversi ruoli di assistente alla regia e assistente di produzione. Studia al Drama Acting Center a Ljubljana oltre a partecipare a diversi workshop internazionali a Roma, Milano e Zagabria e dal 2002 inizia la collaborazione con diverse produzioni e agenzie come regista di documentari, cortometraggi e spot. Con “Habibi” ha ricevuto il premio della critica cinematografica Nastro d’argento 2011 come miglior cortometraggio assoluto, oltre a numerosi riconoscimenti festivalieri tra cui quello del Giffoni. Con “Interno 9” ha vinto il premio della stampa straniera Golden Globe e la nomination al David di Donatello come miglior cortometraggio, oltre a vincere e partecipare a numerosi festival internazionali di cinema.

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