Nel centenario della Prima Guerra Mondiale, lo schermo del Teatrino Franco e Franca Basaglia e del Foyer Cecchelin diventa scenario di Visioni di storia. 100 anni di cinema sulla Grande Guerra un percorso culturale che incrocia le forme dello spettacolo alle riflessioni storiche. Il programma procede attraverso cent'anni di storia del cinema, mettendo in luce l'evoluzione delle modalità di rappresentazione; un titolo per ogni decennio, a rimarcare l'impatto della Grande Guerra nell'immaginario di un intero secolo, in un programma di dodici serate che saranno presentate da storici e critici cinematografici, per ripercorrere i luoghi e i temi del conflitto.
L’iniziativa nel periodo 6 agosto - 8 settembre con inizio delle proiezioni alle ore 21 e ingresso libero, è promossa dalla Provincia di Trieste e curata dall'Associazione Casa del Cinema con la con la consulenza del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Ateneo triestino, e fa parte del progetto Metamorfosi di una città di confine. Trieste 1914. Film, mostre, itinerari, carte d'archivio.
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Charlot soldato
Mercoledì 6 agosto 2014 21.00
di Charles Chaplin (Shoulder Arms, USA, 1918, 46’) - con Charlie Chaplin, Edna Purviance, Syd Chaplin, Jack Wilson, Henry Bergman
versione originale con cartelli in italiano

Pellicola conosciuta solo nell’edizione ridotta (3 bobine invece delle 5 originali mai proiettate), è un’invenzione grottesca, narrativamente giustificata in quanto sogno, durante la quale Charlot, aiutato dal fratello Sidney, riesce a catturare il Kaiser. La delimitazione storica è occasionale, non investe quella guerra, ma la guerra come rivelazione dei caratteri negativi della vita. Il ricorso al tema del sogno è significativo in quanto nasce a confronto con un mondo fatto di trincee allagate, di fango, di solitudine, di uno sfruttamento il cui contraltare è simbolicamente racchiuso in una celebre sovrimpressione: sulla destra dell’inquadratura il patetico e derelitto soldato sommerso dalla pioggia, sulla sinistra un grosso barman agita uno shaker sullo sfondo d’una città indaffarata. (...) [Giorgio Cremonini, Charlie Chaplin, Il Castoro Cinema, La Nuova Italia, 1977]


Maudite soit la guerre
Mercoledì 6 agosto 2014 a seguire
di Alfred Machin (Belgio, 1913/1914, 41’) - con Baert, Suzanne Berni, Fernand Crommelynck, Nadia D’Angely, Henri Goidsen, Albert Hendrickx
versione originale con cartelli in italiano

Una guerra immaginaria, tra paesi immaginari. Da un giorno all’altro due amici di nazionalità diverse divengono nemici, obbligati a uccidersi tra loro. Adolphe, fidanzato di Lidia e aviatore, si scontra con Sigismond, fratello di lei, in un sanguinoso combattimento vicino a un mulino, e muore. (...) Film di produzione belga interamente girato nei dintorni della capitale, (...) solo dopo un recente e accurato restauro a colori ha riacquistato il suo vero spessore e la sua vera profondità, facendo maggiormente risaltare l’originalità del suo autore, pioniere del cinema europeo. Machin mette in scena la sua parabola contro la guerra con efficacia ed eleganza, con immagini depurate e di grande plasticità nelle quali pone in contrasto i colori dell’amore e della felicità quotidiana (...) con le sanguinose esplosioni della guerra (...). [Eric De Kuyper, Enciclopedia del Cinema, Treccani, 2004]
Presentazione dei film a cura di Daniele Terzoli (La Cappella Underground)

Ali
Lunedì 11 agosto 2014 21.00
di William Wellman (Wings, USA, 1927, 139’) - con Richard Arlen, Gary Cooper, Charles Buddy Rogers, Clara Bow
versione originale con cartelli in italiano

Su soggetto di John Monk Saundes e regia di Wellman, entrambi ex piloti della Squadriglia Lafayette nella Grande Guerra, è un megafilm bellico della Paramount. Vinse la statuetta del miglior film nella prima edizione degli Oscar (1927-28), oltre quella per gli effetti meccanici (…). Jack e David, rivali in amore, diventano amicissimi quando nel 1917 si arruolano nell’aviazione francese e sono premiati per il loro valore. C’è Mary, amata da Jack e amante di David, a sua volta incline per Sylvia che per amore li raggiunge al fronte come conducente di un’autoambulanza. Tragico epilogo. In una breve scena all’inizio un magnetico Cooper, nella parte di un veterano, sorpassa i due protagonisti. (...) Ricordato dagli storici di cinema per gli straordinari scontri aerei tra le nuvole (la battaglia aerea di Saint-Mihiel si svolse 12 al 15 settembre 1918, n.d.r.), integrati sin dal 1928 da effetti sonori (il rombo dei motori, le raffiche delle mitragliatrici). [Il Morandini, Dizionario dei Film, di Laura, Luisa e Morando Morandini, Zanichelli, 2013]
Presentazione del film a cura di Elisa Grando (Il Piccolo, Ciak)



All’ovest niente di nuovo
Mercoledì 13 agosto 2014 21.00
di Lewis Milestone (All Quiet on the Western Front, USA, 1930, 105’) - con Louis Wolheim, Lew Ayres, John Wray, Arnold Lucy, Ben Alexander
versione originale inglese s/t italiano

Tratto dal celebre romanzo di Erich Maria Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (Im Westen nichts Neues, pubblicato nel 1929, n.d.r.) racconta gli orrori nelle trincee del fronte francotedesco durante la prima guerra mondiale. La violenza e la morte sono viste attraverso gli occhi di alcuni giovani soldati tedeschi, arruolatisi anche per i discorsi esaltati di un loro professore. Uno dei film hollywoodiani che ha saputo esprimere con maggior forza ed efficacia un messaggio pacifista e antimilitarista: gli anni non hanno tolto forza all’opera e anche i tagli imposti dalla produzione (...) non fanno che accrescere l’impatto visivo delle violentissime e molto realistiche scene di battaglia, riprese con bellissime carrellate laterali (...). Vietato sotto il fascismo, fu proiettato in Italia solo negli anni Cinquanta. (...) Vinse due Oscar, come miglior film e per la regia. [Il Mereghetti. Dizionario dei film, di Paolo Mereghetti, Baldini Castoldi Dalai, 2014]
Presentazione del film a cura di Roberto Todero (Associazione Culturale F. Zenobi)

Il sergente York
lunedì 18 agosto 2014 21.00
di Howard Hawks (Sergeant York, USA, 1941, 134’) - con Walter Brennan, Gary Cooper, Joan Leslie, George Tobias, Margaret Wycherly
versione originale inglese s/t italiano

La storia vera di Alvin York, contadino del Tennessee convertito alla non-violenza e alla religione quacchera, che dapprima rifiuta di andare a combattere nella Grande Guerra: dimostrerà che la sua non è codardia, e da solo farà 132 prigionieri (nella battaglia delle Argonne, 8 ottobre 1918, n.d.r.). Hawks dedica un elogio in sordina e sottilmente contraddittorio al patriottismo e alle virtù dell’America rurale (…). Il personaggio dell’ingenuo di buon cuore che cerca di adattarsi a una realtà più complessa è perfetto per Cooper, che vinse l’Oscar. Per prepararsi alla parte, Cooper passò molto tempo nella fattoria del vero York, cui volle destinare in beneficenza i suoi diritti. Un altro Oscar andò al montaggio. John Huston collaborò alla sceneggiatura. [Il Mereghetti. Dizionario dei film, di Paolo Mereghetti, Baldini Castoldi Dalai, 2014]
Presentazione del film a cura di Francesco Carbone (IPSIA “Luigi Galvani”, Trieste)



Addio alle armi
Mercoledì 20 agosto 2014 21.00
di Charles Vidor (A Farewell to Arms, USA, 1957, 152’) - con Rock Hudson, Jennifer Jones, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Mercedes McCambridge, Franco Interlenghi
versione originale inglese s/t italiano

Seconda versione cinematografica del romanzo di Ernest Hemingway (dopo quella di Borzage del 1932), è la più grossa produzione cinematografica realizzata nel Friuli Venezia Giulia, con location principale a Venzone (n.d.r.). “Selznick e il regista Charles Vidor, girando tutto il film in Italia (…), si sono concentrati molto sulla natura e sulla guerra. La vera protagonista è, quindi, la macchina da presa a colori, operata da Piero Portalupi e Oswald Morris: scena dopo scena, cattura la grandiosità mozzafiato delle Alpi e degli uomini che combattono nella neve profonda. Qui la direzione di Vidor è superba e il film deve molta della propria forza a queste sequenze. La ritirata da Caporetto è carica di tensione e messa in scena in maniera sapiente. (...) C’è un senso di dannazione nell’aria, misto a caos e tragicità; per contrasto, le scene di Hudson e Miss Jones in fuga per la Svizzera attraverso il lago mantengono una quieta bellezza che ha la qualità tipica dei dipinti. (…) Nei ruoli di supporto, Selznick ha selezionato un gruppo di ottimi attori. Vittorio De Sica (candidato agli Oscar per il ruolo, n.d.r.) interpreta il cinico Maggiore Rinaldi, facendo pienamente rivivere lo spirito di Hemingway, simboleggiando in sé lo spreco e la futilità della guerra”. [Fred Hift, Variety, 25 dicembre 1957]
Presentazione del film a cura di Luca Giuseppe Manenti (Dipartimento Studi Umanistici, Università degli Studi di Trieste)

La frontiera
venerdì 22 agosto 2014 21.00
di Franco Giraldi (Italia, 1996, 107’) - con Raoul Bova, Giancarlo Giannini, Claudia Pandolfi, Omero Antonutti
proiezione alla presenza di Omero Antonutti in collaborazione con La Cineteca del Friuli

Due uomini alle prese con la propria coscienza, nel devastante scenario della guerra. 1916, Prima Guerra Mondiale. Emidio Orlich è un ufficiale dell’esercito austro-ungarico. Ogni giorno si trova a dover combattere per un Impero ormai in disfacimento, del quale non si sente più parte e per il quale non vuole rischiare la propria vita. L’uomo vive una profonda crisi di coscienza e decide di disertare per passare nelle fila dell’esercito italiano. Catturato dai suoi ex commilitoni, viene processato e condannato. A venticinque anni di distanza, nel corso del secondo conflitto mondiale, un ufficiale italiano di origine dalmata, Franco Velich, torna nell’isola nella quale è nato, per trascorre una licenza di convalescenza. Accortosi dei danni provocati dall’invasione delle truppe dell’Asse nel suo paese natale, viene tormentato dai dubbi provocati dalla fedeltà a una nazione che non riesce a sentire più patria. Film tratto dall’omonimo romanzo di Franco Vegliani, (…) la pellicola affronta il tema della difficile condizione, mentale e fisica, di chi è nato e cresciuto nelle zone di confine e si trova a dover fare i conti con la propria appartenenza etnica. [dal pressbook ufficiale del film La frontiera]



Per il re e per la patria
lunedì 25 agosto 2014 21.00
di Joseph Losey (King and Country, GB, 1964, 90’) - con Tom Courtenay, Dirk Bogarde, Leo McKern, Barry Foster
versione italiana

(…) Opera del 1964, è un film bellico che riesce a sconvolgere senza ricorrere a immagini violente, una profonda riflessione sull’etica militare. Rivolto più alla ragione che al sentimento, è forse uno dei migliori film (con Orizzonti di gloria di Kubrick) ispirato alle carneficine della Prima Guerra Mondiale. Il protagonista è un soldato britannico che, dopo aver vissuto tre anni al fronte, a causa di uno choc si mette in marcia per tornare a casa. Nel 1917 viene processato per diserzione. A difenderlo davanti alla Corte marziale c’è il capitano Hargreaves – interpretato da Dirk Bogarde -, che con sempre maggior fermezza cerca di sostenere la sua difesa. Il film-dibattito di Losey si trova in bilico tra un opera di Brecht e un documentario storico sulla Grande Guerra, visto il grande realismo. Un’opera di poesia sull’uomo contemporaneo, spietatissima e pietosissima al tempo stesso, un film che trasuda lacrime di dolore, di disgusto e che trova la sua più alta espressione nell’impotenza colpevole di Hargreaves. [Senza re, senza patria. Il cinema di Joseph Losey, a cura di Riccardo Costantini, Silvia Moras, Elisabetta Pieretto, Manlio Piva, Cinemazero, 2008]
Presentazione del film a cura di Leonardo Gandini (DAMS, Bologna)

Uomini contro
mercoledì 27 agosto 2014 21.00
di Francesco Rosi (Italia, 1970, 101’) - con Gian Maria Volonté, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette

È attraverso un affresco corale che Francesco Rosi (assieme agli sceneggiatori Tonino Guerra e Raffaele La Capria) reinterpreta il romanzo autobiografico di Emilio Lussu Un anno sull’altopiano (1938), sui tredici mesi di guerra vissuti, dal giugno 1916 al luglio 1917, sull’altipiano di Asiago. Il film è girato in alcune zone aspre e desolate dell’ex Jugoslavia, valorizzate dalla fotografia di Pasqualino De Santis. (...) Scostandosi dal romanzo di Lussu, Rosi connota il film in senso marxista, “in linea con il cinema militante degli anni ‘70” (G. Alonge). La guerra è la forma estrema del conflitto di classe tra ufficiali e contadini in divisa, dove i soldati semplici degli eserciti opposti sono vittime – a pari titolo – dei rispettivi comandanti in cerca di gloria. “Una guerra di morti di fame contro morti di fame”, come grida il tenente Ottolenghi prima di cadere sotto il fuoco italiano. Anche il giovane tenente Lussu (...) prende coscienza della natura classista della guerra ed è fucilato, in una sequenza che ricorda l’esecuzione di Franz Mahler in Senso (...). [Dizionari di Cinema. Guerra, a cura di Roberto Nepoti, Electa, 2010]
Presentazione del film a cura di Lucio Fabi (Comitato scientifico interministeriale per la commemorazione del centenario della Prima guerra mondiale)



Gli anni spezzati
lunedì 1° settembre 2014 21.00
di Peter Weir (Gallipoli, Australia, 1981, 110’) - con Mel Gibson, Mark Lee, Bill Kerr, Bill Hunter, Robert Grubb
versione originale inglese s/t italiano

Due amici (Gibson e Lee), giovani atleti dilettanti australiani, sono scaraventati nell’orrore della Prima Guerra Mondiale sulla penisola di Gallipoli (in Turchia, dove nell’agosto del 1915 si svolse una battaglia destinata a concludersi in un bagno di sangue, in cui perirono la gran parte dei trentamila soldati dell’ANZAC, il corpo di spedizione australiano e neo-zelandese, n.d.r.) dove uno troverà la morte durante un’inutile azione. Struggente racconto dell’ingresso nell’età adulta di due giovani, incapaci di capire le ciniche regole della guerra. Straordinaria la sequenza della morte finale (sulle note solenni dell’Adagio di Albinoni), preceduta da un serratissimo montaggio alternato e conclusa su una foto-fissa che cita la morte del soldato repubblicano spagnolo fotografato da Robert Capa. [Il Mereghetti. Dizionario dei film, di Paolo Mereghetti, Baldini Castoldi Dalai, 2014]
Presentazione del film a cura di Bojan Mitrovic (Dipartimento Studi Umanistici, Università degli Studi di Trieste)

Capitan Conan
mercoledì 3 settembre 2014 21.00
di Bertrand Tavernier (Capitaine Conan, Francia, 1996, 123’)
con Philippe Torreton, Samuel Le Bihan, Bernard Le Coq, André Falcon, François Berléand
versione originale francese s/t italiano

La guerra, il giorno dopo. Storie di orrori e di eroismi, di ferite che stentano a rimarginarsi e di grandi amicizie, di battaglie cruente non ancora spente nella memoria e di non meno sanguinosi, lenti e difficili ritorni alla normalità. (...) La storia prende le mosse nel 1918, nei pressi della fine della Prima Guerra Mondiale. Il compito è prendere il Mont Sokol per costringere alla resa i bulgari. Due i personaggi che si stagliano nel racconto. Due ufficiali: il tenente Norbert e il capitano Conan. Norbert è un uomo istruito, abile cultore delle arti della diplomazia, mentre Conan è un violento condottiero che guida un manipolo di coraggiosi ex galeotti: eroi, ma barbari. La vera storia del film inizia però appunto dopo la battaglia, quando la guerra finisce e si ritorna alla vita normale. È a questo punto che Norbert deve fare i conti con le atrocità, i delitti, i saccheggi e le violenze avvenuti durante i giorni della trincea, commessi proprio dagli uomini di Conan. [Paolo Zeffiri, La Repubblica, 27 maggio 1997]
Presentazione del film a cura di Marco Dogo (Dipartimento Studi Umanistici, Università degli Studi di Trieste)



Una lunga domenica di passioni
lunedì 8 settembre 2014 21.00
di Jean-Pierre Jeunet (Un long dimanche de fiançailles, Francia, 2004, 132’)
con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado
versione originale francese s/t italiano

Nel piombo del cielo e nei marroni della terra intrisa di pioggia, la macchina da presa scende lenta verso una trincea. Prima, però, appeso per la mano a uno spuntone che si confonde tra i cavalli di Frisia, scopre qualcosa che somiglia a un braccio. (...) A penzolare in mezzo all’inferno è il moncone spezzato di un Cristo in croce, immagine delle centinaia di migliaia di poveri cristi inchiodati alla follia omicida di Verdun e della Somme. (...) Non c’è più vita, sui due lati della terra di nessuno. Non c’è più futuro. Non c’è più passato. Non ci sono più storie (...). Inutilmente la regia e la sceneggiatura – di Jean-Pierre Jeunet e Guillame Laurant, da un romanzo di Sébastien Japrisot – ce ne mostrano i colori, l’unicità irripetibile. La guerra le ha spazzate via, le ha disperse come un colpo di vento ha fatto con il fieno del contadino, il giorno che fu costretto a partire per il fronte. Eppure, almeno per Manech (Gaspard Ulliel), quei colori e quell’unicità non sono del tutto perduti. Li custodisce nella memoria e nella speranza la sua tenera, fortissima Mathilde (Audrey Tautou). [Roberto Escobar, Il Sole-24 Ore, 20 febbraio 2005]
Presentazione del film a cura di Tullia Catalan (Dipartimento Studi Umanistici, Università degli Studi di Trieste)

Un anno di scuola
mercoledì 3 settembre 2014 21.00
di Franco Giraldi (Italia, 1977, 120’)
con Laura Lenzi, Mario Adorf, Giovanni Visentin, Mario D’Arrigo, Franco Garofalo, Margherita Guzzinati, Paolo Morosi, Stefano Patrizi, Juliette Mayniel

Ho letto Un anno di scuola finito il liceo, prima di venire a Roma. Da quel momento ho sempre avuto il pensiero di vederlo trasposto sullo schermo. Nel 1976 (...) la RAI accettò le mie pressioni, condivise totalmente da Tullio Kezich, per realizzare un adattamento del romanzo di Stuparich. (...) Trovai dei diari di scuola di quell’anno, il 1908/1909. (...) Quello che successe, è che venne fuori, da queste ricerche, da questi brandelli di vita che uscivano fuori, una generazione maschile molto “ventosa”, forte, appassionata. Erano tutti giovani che ruotavano attorno alla figura di Scipio Slataper. Erano divisi fra la passione per D’Annunzio e Carducci da una parte, e Schopenauer, Nietzsche, Otto Weiniger dall’altra. Da un lato erano profondamente nazionalisti pur essendo molti di loro di origine non italiana. Erano patrioti italiani con nomi greci, con nomi slavi. (...) Molti di loro sarebbero morti di lì a poco. La conoscenza di questa generazione e delle sue pulsioni ideali e patriottiche, per rendere chiaro il senso del film, mi impose quasi di far scivolare in avanti la narrazione di qualche anno. La storia di Maria Prebil era successa nell’anno scolastico 1908/1909, quando il governo austriaco aveva promulgato una legge che permetteva alle signorine che frequentavano l’ottava ginnasiale assieme ai maschi di iscriversi a pari merito all’università. L’unica ad aderire in città fu Maria Prebil, che era di provenienza boema. Volli far scivolare, producendo un falso storico ma rendendo la storia più autentica, la vicenda nell’anno 1913/1914, di modo che la festa finale, la cena della maturità, coincidesse con la notizia che a Sarajevo era stato assassinato l’arciduca Ferdinando. (...) [“Conversazione con Franco Giraldi”, a cura di Riccardo Costantini, Luciano De Giusti, Federico Zecca, in Franco Giraldi, lungo viaggio attraverso il cinema, a cura di Luciano De Giusti, Kaplan, 2006]
Presentazione del film a cura di Sergio M. Germani (Associazione Anno Uno)

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