Copertina

Pasolini

In un’intervista radiofonica andata in onda su Radio Rai il 21/03/1966, Pier Paolo Pasolini parla della scelta di diventare regista cinematografico e ricorda la passione per il cinema nata durante l’adolescenza, guardando i film di Charlie Chaplin e di Dreyer. Pasolini chiarisce, tuttavia, che la vera molla propulsiva al gesto registico è legata soprattutto all’aspetto ossessivo del suo
carattere. La sua natura, infatti, secondo l’intellettuale italiano, lo stimola a cercare continuamente nuove forme espressive, esplorando
tecniche diverse sia nel campo della letteratura che nel cinema . L’arte cinematografica coincide perfettamente con l’interesse del regista per lo “sperimentalismo tecnico”, che lo porta a realizzare un film tecnicamente diverso dal precedente per soddisfare la sua creatività artistica. 
“Io praticamente ho scelto il cinema perché si tratta di un vecchio amore che risale all’adolescenza quindi hanno fatto parte della mia
formazione in modo assolutamente diretto dei registi cinematografici come Charlie Chaplin, Dreyer e molti altri…un po’ per la delusione
derivata dal fatto che le mie sceneggiature non che fossero tradite ma venivano diverse da come me le immaginavo quando venivano
realizzate eccetera eccetera. Ma la ragione vera fuori dall’aneddoto, fuori dalla biografia, che mi ha spinto a fare il cinema è la ragione stessa che mi ha spinto ad adottare tecniche diverse anche nel campo stretto della letteratura. Siccome probabilmente il fondo della mia psicologia è ossessivo, traumatico, come sempre quando un fondo psicologico ossessivo le forme espressive sono le più diverse, cioè ci sono direzioni tecniche diverse. Quindi in fondo per tutta la mia vita io ho dovuto continuamente ricorrere a delle tecniche nuove quasi varianti di questo fondo ossessivo della psicologia. Per ottenere quindi una serie di liberazioni che non avrebbero potuto essere tali se si fossero ripetute. Quello del cinema evidentemente è il più
clamoroso, ma anche nell’ambito del cinema ho bisogno continuamente di fare un film tecnicamente diverso dal precedente, altrimenti non sento la spinta, non sento l’ispirazione a girarlo questo film. E quindi la ragione vera che mi ha spinto a fare il cinema è questo bisogno di adottare una tecnica diversa. E ora di fronte
a questa tecnica non mi sono trovato stupito. Probabilmente ho affrontato Accattone con una certa dose di incoscienza…ma non credo però…l’ho trattato con una tranquillità di chi è abituato da lungo tempo ad amare svisceratamente lo sperimentalismo tecnico”.

Accattone

Accattone — D1650 + P0185
ITA 1961, 120’
Sottoproletario romano vive alle spalle di una prostituta che finisce in galera. Ne trova un’altra, se ne innamora e cerca un lavoro. Buono o cattivo, onesto o disonesto, è sempre uno che sta “fuori”. Il 1° e, forse, il migliore dei film di Pasolini, che vi trasferisce la tensione etica e formale dei suoi romanzi sul sottoproletariato romano. È un dramma
epico-religioso che tocca il mistero “scandaloso” della Grazia.

Mamma Roma

Mamma Roma — P0463
ITA 1962, 114’
Mamma Roma, prostituta, decide di diventare una rispettabile piccolo borghese. Con il figlio Ettore va ad abitare in un appartamento della periferia romana. Saputa la verità su di lei, il ragazzo delinque, è arrestato e muore in carcere per i maltrattamenti
subiti, invocando Guidonia, il paese dov’è cresciuto, ma anche metafora della Madre e del grembo materno. 2° film di Pasolini dopo
Accattone, fondato sulle figure retoriche dell’ossimoro e della sineciosi (in cui s’affermano, di uno stesso oggetto, due contrari);
su una morale dell’ambiguità (gli angeli impuri); sul principio di non contraddizione (tematico e stilistico); sul tempo che non muta e si ripete; sulla continuità tra padri e figli; sull’idea tragica della morte, l’unica che all’uomo dà una vera grandezza.

Il vangelo secondo Matteo

Il Vangelo secondo Matteo
ITA/FRA 1964, 142’
La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l’umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di
Matteo con l’autobiografia, la passione con l’ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. Dedicato “alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII”.

Uccellini uccellacci

Uccellacci e uccellini — D3266
ITA 1966, 88’
Padre e figlio, in giro per il mondo, incontrano un corvo parlante (con la voce di Francesco Leonetti) che gli fa la morale, secondo la filosofia razionale di un intellettuale marxista. Quando si stancano delle sue
chiacchiere, lo mangiano. Film-saggio di stimolante originalità, il 4° film lungo di P.P.P., operetta poetica nella lingua della prosa, propone in brevi favole e in poetici aneddoti una riflessione sui problemi degli anni ‘60: crisi del marxismo, destino del proletariato,
ruolo dell’intellettuale, approssimarsi del Terzo Mondo. Con la sua divagazione evangelico-francescana, è anche un apologo umoristico che in alcuni momenti ha l’umiltà e la densità del capolavoro.

Edipo re

Edipo re — P0186
ITA/MAR 1967, 110’
Su un quadro di vita provinciale del primo dopoguerra si innesta la rievocazione del mito di Edipo che, ignaro, uccide il padre e sposa la madre finché scopre la verità e, accecatosi, si avvia alla purificazione di Colono. Uno dei film più autobiografici di Pasolini, che nella storia tragica di Edipo dà, in chiave barbara, un’altra testimonianza sulla difficoltà del vivere. Ammirevole la Mangano, in un’ambiguità di porcellana con un Citti di sofferta intensità. Il più armonioso dei film “mitici” di PPP, che appare nel ruolo di gran sacerdote.

Teorema

Teorema — P0175
ITA 1968, 98’
Un enigmatico visitatore s’insinua nella famiglia di un industriale milanese e ha rapporti erotici con la moglie, la figlia, il figlio, la domestica e con lo stesso capofamiglia. Quando lo straniero se ne va, tutti sono cambiati, si perdono o si rinnegano, e la famiglia è disgregata. Il teorema è dimostrato: l’incapacità dell’uomo – del borghese – moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il sacro. Soltanto la serva Emilia, di origine contadina, lo scopre e, dopo il “miracolo” della levitazione, farà ritorno alla terra in odore di santità. È un altro film di Pasolini all’insegna della congiunzione tra Marx e Freud (qui anche di Jung e Marcuse). Originalmente concepito come una tragedia in versi, Teorema fu sviluppato in un
romanzo con versi e prosa che si alternano e poi in un film che, nonostante l’ingombrante ideologismo metaforico e metastorico, è uno dei risultati filmici più originali di Pasolini. La religiosità latente, sotto la vernice blasfema e libertaria, fu colta dalla giuria dell’OCIC (Office Catholique International du Cinema) che alla Mostra di Venezia gli assegnò il suo massimo premio, decisione duramente deplorata dalle gerarchie ecclesiastiche, scandalizzate dall’accostamento di sacro e sesso. Coppa Volpi dell’interpretazione femminile a L. Betti. Sequestrato per oscenità. Regista e produttori denunciati e poi assolti.

Decameron

Il Decameron — P0468A
ITA/FRA 1971, 110’
Dal Decameron (1349-53) di G. Boccaccio Pasolini ha tratto 7 novelle, tutte ambientate a Napoli e dintorni; le ultime sono intercalate dalla storia di un allievo di Giotto (lo stesso Pasolini) che deve affrescare le
pareti della chiesa di Santa Chiara. Della cosiddetta “trilogia della vita” (Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una Notte), è il film più trascinante, ilare e lieto. Come gli altri due, ha al centro l’esaltazione di una felicità e di una vitalità – che è soprattutto sesso – idealizzate e astoriche in cui un’incombente presenza di morte ricorda, secondo moduli di tradizione decadentistica, che la conciliazione è impossibile. Perciò c’è chi (L. Miccicché) – collegando i tre film a Salò o le 120 giornate
di Sodoma (1975) – ha parlato di “tetralogia della morte”.

I racconti di Canterbury

I racconti di Canterbury — P0468B
ITA 1972, 110’
Tratto da The Canterbury Tales, l’opera maggiore e incompiuta del poeta inglese Geoffrey Chaucer (1343-1400). In cammino verso Canterbury per onorare le spoglie dell’arcivescovo Thomas Beckett, Chaucer (Pasolini) e altri pellegrini raccontano storie e aneddoti. Tra i 24 che compongono la raccolta, il regista ne ha scelti 8, talvolta
liberamente rielaborandoli o inventando. Tra Il Decameron (1971) e Il fiore delle Mille e una notte (1974), è il 2° film della cosiddetta
“trilogia della vita”. Orso d’oro a Berlino. 

Ro.Go.Pa.G., episodio La ricotta — D2191 + P0896 / La rabbia — P0974 / Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo — P0480A + DO988A / Comizi d’amore — D0877 / Capriccio all’italiana, episodio Che cosa sono le nuvole?
D1009 / Il fiore delle Mille e una notte — P0468C / Salò o le 120 giornate di Sodoma — P0468D