Copertina

doppio sogno

"Sicuramente c'erano anche dei sogni che si dimenticavano del tutto, dei quali non restava più traccia. tranne un certo strano stato d'animo, uno stordimento misterioso. Oppure si ricordavano solo più tardi, molto più tardi, e non si sapeva più se si era fatta un'esperienza reale o soltanto sognato. Soltanto... soltanto...!"

Arthur Schnitzler - Doppio Sogno

Sarà probabilmente capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di entrare in una sala cinematografica mentre fuori splendeva la luce del giorno ed uscire venendo accolti dal buio della notte; oppure di entrare con il sole ed uscire con la pioggia, provando, quasi sempre, una sensazione un po' strana: questo malinconico senso di piacere è presumibilmente legato alla consapevolezza di una totale alienazione da ciò che accade nel mondo esterno, dalla perdita di ogni tipo di valore e significato - anche se solo per due ore - della vita di tutti i giorni. Isolato, nel buio del cinema, lo spettatore abita uno spazio e un tempo irreali, ma che, per la durata del film, sono l'unica cosa che conta. E così, uscendo dalla sala, si ha quasi la sensazione di aver compiuto un viaggio nel tempo.

Ad una prima impressione, la causa principale di questo viaggio nel tempo apparente potrebbe essere identificata con l'isolamento ambientale della sala cinematografica, ma, in realtà, ciò che porta lo spettatore ad immergersi completamente in una dimensione spazio-temporale non lineare è la concezione antinaturalistica del tempo e dello spazio che il cinema stesso possiede e che noi, abituati da sempre a questo tipo di linguaggio, percepiamo come normale.

Nei film queste due dimensioni possiedono un valore più affine al mondo dei sogni che a quello in cui siamo abituati a muoverci e, a volte, accade che i registi sfruttino questa peculiarità del linguaggio cinematografico per instaurare nello spettatore un costante sentore di spaesamento, mettendo così il pubblico in una condizione di perenne incertezza sensoriale.

Davanti a film simili - scrive Christian Metz in Cinema e psicanalisi - lo spettatore adotta un tipo di coscienza molto particolare, che non si confonde né con quella del sogno, né con quella della fantasticheria, né con quella della percezione reale, ma che ha qualcosa di tutte e tre e si colloca, così per dire, al centro del triangolo che queste disegnano [...]. Di fronte all'oggetto culturale che è il film di finzione l'impressione di realtà, l'impressione di sogno e l'impressione di fantasticheria cessano di essere contraddittorie e di escludersi a vicenda, come fanno di solito, per entrare in nuovi rapporti in cui il loro scarto abituale, senza esattamente annullarsi, ammette una configurazione inedita che dà spazio nello stesso momento all'accavallamento, all'oscillazione alternativa, alla sovrapposizione parziale, allo spostamento, alla circolazione permanente fra le tre […]*.

La Mediateca de La Cappella Underground vi invita a intraprendere un percorso cinematografico composto da titoli scelti dal nostro archivio prestiti che vi porterà a confondere visione ed immaginazione, realtà e sogno, spingendovi fino alle soglie della vertigine.

*Christian Metz, Cinema e psicanalisi, Marsilio, Venezia 1980, pp. 129 - 130.

 

DARK PASSAGE, Lauren Bacall, Humphrey Bogart, 1947

La fuga (Dark Passage) di Delmer Daves - USA (1947) P0276

“Una fuga idealista che impegna non solo Parry/Bogey ma anche la macchina da presa, in soggettiva per più di metà film [...] e sempre tesa a scandagliare i bassifondi urbani per scoprirvi una possibile via d'uscita nascosta”. Il Mereghetti 2011

Il terzo uomo

Il terzo uomo (The Third Man) di Carol Reed - UK (1949) P2212

“Il film riesce a trasmettere allo spettatore il pessimismo notturno del regista [...] attraverso una scelta di regia barocca, ridondante e melodrammatica impreziosita da set davvero straordinari che il grandangolo tanto caro a Reed distorce senza pietà” Il Mereghetti 2011

L'eclisse

L’eclisse di Michelangelo Antonioni - ITA (1962) P1239

“La nevrosi che corrode esistenze e rapporti si fa stile, forma e non azione: in questo senso, per il dominio della causalità delle cose da cui sono scomparsi i segni umani, il finale è un punto d’arrivo e di non ritorno. L’eclisse è, ovviamente, quella dei sentimenti”. il Morandini 2010

8 12

8 1/2 di Federico Fellini - ITA (1963) P0222

“Un misto tra una sgangherata seduta psicanalitica e un disordinato esame di coscienza in un’atmosfera da limbo (Federico Fellini). […] Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita”.  il Morandini 2010

“Mi sembrava di avere le idee così chiare. Volevo fare un film onesto, senza bugie di nessun genere. Mi pareva d'avere qualcosa di così semplice, così semplice da dire, un film che potesse essere utile un po' a tutti, che aiutasse a seppellire per sempre tutto quello che di morto ci portiamo dentro. E invece io sono il primo a non avere il coraggio di seppellire proprio niente. Adesso ho la testa piena di confusione, questa torre tra i piedi... chissà perché le cose sono andate così. A che punto avrò sbagliato strada? Non ho veramente niente da dire, ma lo voglio dire lo stesso” - Guido Anselmi (Marcello Mastroianni)

Agente Lemmy Caution

Agente Lemmy Caution, missione Alphaville (Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution) di Jean-Luc Godard - FRA (1965) P1064

“Alphaville è un'escursione nel tempo e nello spazio intrapresa per smantellare una realtà presente. […] Girato a Parigi, il film fotografa quartieri ed interni asettici, impersonali a suggerire una dimensione alienante ed opprimente. La logica che governa la città è frutto del lavorio ininterrotto di un potere cieco, il cervello elettronico che tutto dispone e controlla. L'uomo, in questo universo, è una parte del sistema da riprodurre in serie per l'ordinato funzionamento della macchina” fantafilm.net

Stalker

Stalker di Andrei Tarkovsky - URSS (1979) P0375

“La Zona è forse... un sistema molto complesso di "trabocchetti"... E sono tutti mortali! Non so cosa succeda qui in assenza dell'uomo, ma non appena arriva qualcuno, tutto, tutto si comincia a muovere... le vecchie trappole scompaiono, ne appaiono di nuove... posti prima sicuri, diventano impraticabili: e il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato fino all'inverosimile. È LA ZONA! Forse a certi potrà sembrare "capricciosa"... ma in ogni momento è proprio come l'abbiamo creata noi, come il nostro stato d'animo... non vi nascondo che ci sono stati casi in cui la gente è dovuta tornare indietro a mani vuote... alcuni sono anche morti, proprio sulla porta della Stanza... Ma quello che succede non dipende dalla Zona! Dipende da noi!” lo Stalker (Aleksandr Kaydanovskiy)

Nightmare

Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street) di Wes Craven - USA (1984) P1067

“Intessuto di riferimenti simbolici alle paure dell'infanzia, alle difficoltà di crescere in comunità basate sull'ipocrisia, la falsità, l'odio, all'impossibilità per le nuove generazioni di sognare. Il sogno americano è diventato (definitivamente) un incubo” il Morandini 2010

C'era una volta in America

C’era una volta in America (Once upon a Time in America) di Sergio Leone - USA (1984) P0913

“Se c'è un film in cui il flusso temporale legato ai ricordi, ma al contempo annebbiato da un presente che si disperde nelle volute di fumo dell'oppio, è fondamentale, quel film è C'era una volta in America” Giancarlo Zappoli - mymovies.it

Fuori Orario

Fuori orario (After Hours) di Martin Scorsese - USA (1985) P0699

“[…] è il viaggio iniziatico dell’uomo ordinario dentro il malessere e l’incomunicabilità urbana, una specie di «incubo kafkiano però divertito e sornione» [Coursodon - Tavernier]” Il Mereghetti 2011

Il cielo sopra Berlino

Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) di Wim Wenders - GER (1987) P0281

“Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere: basta uno sguardo” Marion (Solveig Dommartin)

“Moderna favola che coniuga malinconia e tenerezza e recupera la memoria storica e visiva di Berlino, poema unanimista intessuto di storie individuali, appassionato inno alla terrestrità” il Morandini 2010

King of New York

King of New York di Abel Ferrara - USA/ITA (1990) P0802

“Un film violento e notturno di alta definizione stilistica ai limiti del manierismo, diretto da «un grande regista antihollywoodiano come non ne restano molti; indipendente, refrattario al compromesso, pronto a seguire la sua ispirazione sempre un po’ folle nei territori tradizionalmente propri del B movie» (A. Cameron)”. il Morandini 2010

Barton Fink

Barton Fink - È successo a Hollywood (Barton Fink) di Joel e Ethan Coen - USA (1991) P0358

“Film di umori (che cola, stilla, trasuda, esala) e di rumori, liquido e melmoso, insinua nello spettatore, pur divertendolo con un umorismo da carta vetrata, un vago senso di nausea, simile al mal di mare”. il Morandini 2010

Il seme della follia

Il seme della follia (In the Mouth of Madness) di John Carpenter - USA (1994) P0589

“Forse il migliore degli horror che giocano sulla confusione tra finzione e realtà; un puzzle vertiginoso e inquietante, che non si avvolge su se stesso, ma alla fine osa affrontare in modo pessimista e visionario il tema dell’Apocalisse.” Il Mereghetti 2011

Strade perdute

Strade perdute (Lost Highway) di David Lynch - USA (1997) P0225

“[…] questo thriller allucinato come un incubo parla dell’incapacità di un uomo di mantenere il controllo sulla propria vita. Lo fa attraverso una struttura narrativa paragonabile a quella di una fuga (musicale) oppure al paradossale anello di Moebius che si avvolge su se stesso in un unica dimensione, una struttura in cui è scardinato addirittura il fondamento di ogni narrazione, l’identità del protagonista” il Morandini

eXistenZ

eXistenZ di David Cronenberg - USA (1999) P0377

“Il Pod di eXistenZ rende il corpo - nella sua totalità e indivisibilità psicosensoriale - un’interfaccia con l’ambiente del game, esattamente come il corpo è la nostra interfaccia naturale verso il mondo che chiamiamo “reale”. Consente l’accesso dei giocatori a realtà simulate in cui è possibile percepire anche odori e sapori, dove si possono toccare i corpi e gli oggetti sentendone la morbidezza e il calore” Michele Canosa (a cura di), David Cronenberg. La Bellezza Interiore, Le Mani-Microart’s, Genova, 1995, p. 157

Eyes Wide Shut

Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick - USA (1999) P0558

“Nessun sogno è mai soltanto sogno” Bill (Tom Cruise)

Che ora è laggiù

Che ora è laggiù? (Ni na bian ji dian) di Ming-liang Tsai - TAIWAN (2001) P1069 + P1514

“Oltre ai temi di Tsai Ming Liang (solitudine, incomunicabilità, sconfitta dei sentimenti, scarti fisiologici, malessere) questo film - che dipana con liturgica lentezza situazioni e personaggi più che una vera storia - punta sul binomio ossessivo del lutto (vuoto, assenza) e del tempo, contrassegnato dalla sfilata di orologi di ogni forma e dimensione” il Morandini

Lost in translation

Lost in Translation di Sofia Coppola - USA (2003) P1420

“Al secondo film, la figlia di Francis Ford Coppola (anche sceneggiatrice) ambienta un «breve incontro» in una metropoli iperreale, dove il senso di vuoto, lo spaesamento e l’assurdo fanno emergere la disponibilità e la vulnerabilità dei personaggi”. Il Mereghetti

Inception

Inception di Christopher Nolan - USA (2010) P1814

“La visione complessiva è un tremendo gioco di specchi, come percorrere le scale di Escher e perdersi all’infinito nel suo affascinante paradosso logico, come cadere nel buco di Alice ricostruendo ogni secondo della caduta. Lasciatevi cadere, appunto come Alice, e forse alla fine, cara fine, troverete il senso ultimo del cinema spettacolare americano: vivere un’esperienza per interposta visione” Dario Zonta - L’Unità

Midnight in Paris

Midnight in Paris di Woody Allen - USA/FRA (2011) P2207

“Recuperando la dimensione immaginifica e sognante di opere come La rosa purpurea del Cairo e similari, Allen fa del Gil ottimamente interpretato da Owen Wilson - che (non) è l’ennesima incarnazione del suo autore - un uomo che sogna un passato, quello della Parigi degli anni Venti, e che ne viene letteralmente rapito nel corso di una peregrinazione notturna, allo scoccare della mezzanotte. E allora Gil abbandona il suo presente e finisce a una festa con Scott Fitzgerald e Zelda, a bere con Hemingway, a far leggere il suo tribolato romanzo a Gertrude Stein, a innamorarsi della musa di Picasso e a disquisire della paradossale situazione che vive (?) con i surrealisti Dalì, Man Ray e Buñuel. E che, così facendo, saltando avanti e indietro nel tempo, realizza gradualmente tutte le insoddisfazioni professionali e sentimentali del suo presente” Federico Gironi - comingsoon.it